Lo spopolamento della Calabria, e di Soverato

 Attenti ai numeri. Se il sociologo X vuole sapere quanti abitanti conti il Comune di Fontanaseccadisotto, in Calabria, che fa? Si reca nell’ufficio anagrafe, e lì gli dicono, carte alla mano, che sono 856. Il sociologo annota 856, poi s’informa della superficie del Comune, e, scoperto che è di 8,56 kmq, conclude che ci sono 100 abitanti per kmq, e se ne va contento.

 Con questi bei ragionamenti scientifici, ci sono “in proporzione” più cinesi a Soverato che in Cina! Capite bene che queste statistiche come il pollo a testa non ci spiegano niente, anzi sono ingannevoli e conducono a conclusioni sballate.

 Come faccio io, invece, gli studi sociologici? Trovandomi a Fontanaseccadisotto, entro in un bar, bevo il caffè, e chiedo all’esercente quanti caffè abbia venduto nella precedente settimana; quello mi guarda pietoso, e ride tra le lacrime. Allora mi accorgo che Fontanaseccadisotto è un paese spopolato. E gli 856? Ma hanno tenuto la residenza per qualche motivo più o meno lecito, e di fatto vivono altrove, molto altrove.

 Prima si svuotarono i borghi interni, e parve un trasferimento fisiologico verso il mare o verso città; ora sappiamo che anche la Perla dello Ionio si sta desertificando: i negozi chiudono (sorvolo sui cartelli esplicativi!), quelli che restano non sono frequentati, e il numero degli anziani è palesemente più alto di quello dei giovani. L’ultimo fenomeno poco incoraggiante è che i genitori vanno a raggiungere i figli ormai stabilmente emigrati; mantengono la residenza, ovvio, ma non ci sono. Se non ci sono qui, spendono altrove, con le conseguenze economiche facili da immaginare.

 Che fare, per frenare l’emorragia, e magari invertire la tendenza? La domanda dovrebbe essere inutile, e la risposta, automatica: se un territorio non produce, viene abbandonato; se produce, lo si popola. Tutte le altre soluzioni sono pannicelli caldi inutili, o forme astute di assistenzialismo e di breve durata, perché presto non ci sarà nessuno da assistere.

 Prima del che fare, bisogna chiedersi chi debba fare: ed è sotto gli occhi di tutti che nulla fanno, e nulla sanno fare, le seguenti categorie:

  • la classe politica nazionale e regionale, che, detto in generale, è di pessima qualità; si salva, ogni tanto, qualche buon sindaco, ma con i pochi mezzi che ha;
  • i partiti politici, che o non esistono, o blaterano solo in campagna elettorale;
  • i passacarte della Regione etc.;
  • gli intellettuali sfusi e quelli organizzati in università, scuole, tv e giornali;
  • la cosiddetta pubblica opinione, che, a quanto sento, è assai se parla di calcio.

 Cosa si potrebbe fare? Butto giù qualche idea:

  1. Studio serio delle risorse agricole, zootecniche e forestali potenziali. Non prendere sul serio le mappe catastali, ma andare a vedere la realtà, e scoprire quante aree sono abbandonate. Io sarei per un esproprio di massa. Ma la proprietà privata… E che ci vuole? Facciamo un esproprio a fitto simbolico di € 01 l’anno, e diamo la terra a chi effettivamente la voglia coltivare; al fitto di 0,50€.
  2. Ripensamento radicale dei servizi, potenziando quelli utili e necessari, e non esitando a chiudere quelli che non servono e costano.
  3. Turismo scientificamente organizzato, con tutte le varianti del concetto: balneare, montano, di salute, religioso, della terza età, culturale, di studio… Come si fa? Se un esercizio turistico lavora di suo quattro mesi, gli si danno contributi per il rimanente dell’anno; se no, manco un centesimo.

 Chissà se qualche dotto mi risponderà sul serio e con argomenti seri? Da quello che leggo sui social e sui giornali e vedo in tv, temo di no.

Ulderico Nisticò

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