L’ospedale di Soverato sotto attacco: quando il giornalismo diventa propaganda


Gira un articolo che paragona l’attesa al pronto soccorso locale a quella di Gaza. Un’immagine forte, volutamente scioccante, ma profondamente ingiusta.

Non siamo in zona di guerra.
Siamo sotto il sole d’agosto, in una cittadina che in estate quadruplica la sua popolazione e affronta, con risorse limitate, un carico sanitario straordinario.

Le foto dell’articolo in questione, mostrano pazienti seduti per terra, appoggiati alle reti di cantiere. E allora? Se ci sono lavori in corso, è normale che ci siano reti di cantiere. Se ci sono centinaia di turisti e ogni paziente arriva con tre accompagnatori, è inevitabile che le sedie non bastino. Questo è un problema logistico, non un fallimento strutturale.

Si menziona di un ortopedico assente, di un triage lento, di un ospedale “da campo”.
Ma dove sono i dati in discussione? Dove le testimonianze verificate? Dove le prove che questa sia la norma e non (semmai fosse vero) un episodio isolato? Il reparto di ortopedia esiste e funziona.

E se un medico non era disponibile in quel momento, è doveroso chiedersi: quanti ne sono rimasti dopo vent’anni di tagli e chiusure ospedaliere, spesso decisi proprio da chi oggi finge indignazione?
Il vero obiettivo dell’articolo non è la tutela dei cittadini.

È la demolizione politica.
Lo si capisce chiaramente quando, senza alcuna connessione logica, si passa dal pronto soccorso di Soverato a insinuazioni su Occhiuto, consulenti indagati e buchi milionari.
Un salto retorico che tradisce l’intento: non informare, ma infangare.

Da cittadina e giornalista soveratese, non ci sto. Soverato non è l’ultimo degli ultimi.
Questo non significa che l’ospedale locale sia un’eccellenza:
esistono strutture migliori e peggiori, certo. Ma ciò non giustifica una narrazione
denigratoria e strumentale.

Non è un teatro di guerra. È una città che resiste, che lavora, che accoglie.
E il suo ospedale, pur tra mille difficoltà, continua a servire un territorio vasto con dedizione e professionalità.

Se vogliamo parlare di sanità calabrese, facciamolo con onestà. Ma non usiamo la sofferenza dei pazienti come pretesto per giochi di potere. Non si costruisce verità con il fango.

Maria Luisa Iezzi – S1TV