Luca Carboni: «Al Festival d’Autunno concludo il mio tour»

Negli anni Ottanta a Bologna si è assistito a un rilevante fermento di una sottocultura pop. Una ondata di cantautori e di gruppi new wave che hanno segnato un periodo felice della città capoluogo dell’Emilia-Romagna. Sabato 28, alle ore 21, ad inaugurare la stagione dei concerti del Festival d’Autunno, ideato e diretto da Antonietta Santacroce, sarà Luca Carboni, uno dei figli di quella generazione. Oltre al concerto i fan potranno abbracciare il loro beniamino assistendo alla masterclass che si terrà sempre lo stesso giorno, alle ore 18, nel Piccolo del Teatro Politeama. Prima della sua esibizione catanzarese si è raccontato parlando dei suoi inizi

Un album pubblicato nel 1984 che è diventato subito un successo.

«E direi quasi inaspettato. All’epoca non disponevo di una grande tecnica vocale, non sapendo come gestire la mia voce. Ad aiutarmi fu Lucio Dalla, che mi consigliò di registrare i brani a pezzi. All’epoca registravamo con il nastro analogico e ricomporre tutto non era certo facile. Ma da allora ho sempre fatto così».

Per i cantautori bolognesi dell’epoca è impossibile che non venga fuori il nome di Lucio Dalla. Il Festival vivrà una serata tributo a lui dedicata con un concerto di Ron. Quanto è stato importante Lucio per la sua carriera?

«Molto importante. E’ per lui che io sono qui. Mi ha molto incoraggiato facendomi scrivere e spingendomi addirittura a cantare».

Che rapporto avevate?

«Gli facevo sentire sempre le canzoni che scrivevo. E lui spesso apprezzava. Non posso nascondere che quando mi muoveva qualche critica abbiamo anche litigato. Ma le sue erano vere e proprie lezioni in cui lui smontava il pezzo, l’approccio e anche una frase o addirittura una singola parola. E’ stato un autentico maestro che mi ha insegnato a dare forza alle parole su una musica, quando togliere, quando aggiungere. Non posso nascondere che ancora oggi lo sento vicino come un compagno di viaggio che non può mancare».

Da lui ha anche appreso la voglia di guardare sempre avanti.

«E’ ciò che deve fare un musicista. Guardare avanti senza dimenticare le proprie origini. Ogni volta che compongo o registro un album per me è un nuovo inizio. Seguo sempre il mio istinto e mi piace collaborare con altri colleghi. Ad esempio ricordo con grande entusiasmo il tour con Jovanotti. Con lui volevo cercare il punto di contatto tra la canzone e il rap. Un’esperienza che mi ha fatto crescere ed un esperimento che ho ripetuto in studio con Fabri Fibra».

“Sputnik” è stato un grande successo.  Con l’album ma anche con il tour. Da un anno sei sempre in giro e Catanzaro sarà la tua ultima tappa. Come vivi i tuoi concerti?

«Andare in tour così come confrontarmi con i fan mi dà una maggiore energia. Anche esibirsi nelle città del nostro Paese è una esperienza gratificante. Usi e costumi diversi che sono grande fonte di arricchimento non solo musicale. A Catanzaro terminerò il mio lungo tour e sarà come fosse il primo concerto. Pieno di entusiasmo e di voglia di far sentire la mia musica con uno spettacolo innovativo».