Luci della Calabria

 Sparare sulla Calabria è a bersaglio fermo, e se ne sono accorti i giornalisti a corto di argomenti, e che, quando non sanno che dire, attaccano la Calabria; e una buona parte delle accuse e critiche sono, purtroppo, vere. Un’altra parte, però, sono artefatte; o effetto del vizio nostrano del pianto greco. Ecco dunque che, se emerge qualche buona notizia… sì, io sono contento, ma è difficile che compaia sulle prime pagine e in tv.

 Tengono, on line per covid, un congresso mondiale di chirurgia specializzata, con partecipanti pochi e selezionati, e invitano una struttura calabrese, la S. Anna di Reggio Calabria, che ha eseguito un delicato intervento, trasmesso in diretta, e perfettamente riuscito. Evviva, finalmente una Calabria…

 …no, non sto dicendo miracolosa, sto dicendo quello che dovrebbe essere un evento quotidiano. In Calabria ci sono professionisti non inferiori a quelli di Milano, senza scordare che metà di quelli di Milano sono calabresi. E allora?

 E allora c’è che un intervento chirurgico non è un’impresa straordinaria ed eroica e di un solitario taumaturgo, ma è lavoro d’insieme capace di interagire in modo organizzato e ottimizzato; e in cui ognuno fa quello che deve. Potrei dire la stessa cosa per una scuola, per un tribunale, per la scassatissima e arrugginita macchina regionale… Per capirci, possiamo mettere Boniperti all’attacco e Oriali mediano, ma se il portiere è una schiappa, perdiamo lo stesso la partita; e la colpa è dell’allenatore. Chiaro?

 È questo che ci manca, in Calabria, da secoli: l’organizzazione, il manico. Se una struttura sanitaria balza agli occhi del mondo intero, non è per l’ovvia ragione che medici e infermieri sono bravi, ma perché sono messi in condizione di dare il meglio.

 Che siano bravi… mi pare quando i corrispondenti locali si affannano a scrivere che gli agenti di polizia “sono prontamente intervenuti”, come se prima di intervenire potessero starsene al bar un’oretta e poi passare da casa! È ovvio che quelli intervengano, è ovvio che un medico sia bravo. Vero, ma se in un gruppo di lavoro un medico è, ovviamente, bravo, e il collega non lo è, tutto il gruppo non funziona.

 Se la S. Anna di Reggio funziona, è soprattutto perché bene organizzata. Ecco un bel compito per il futuro commissario (scrivo mattina del 24, e Conte dice che lo farà stasera: ci credo?): eliminare sperperi e disordine, ottimizzare la sanità. Ottimizzare significa il massimo di rendimento con il minimo possibile di spesa. Non è un prodigio, è un banalissimo concetto di ottimizzazione di qualsiasi cosa: spendere il giusto, e non un centesimo di più; ma non un centesimo di meno.

 E lasciatemi finire con i complimenti alla soveratese Anna Martelli, e al marito e anima della struttura, Michele Casella; e a tutti i collaboratori.

Ulderico Nisticò