Luigi Lazzaro e la scienza: ora, la politica?


Il dottor Lazzaro è stato centrale nella sanità cittadina, e presente nella vita sociale, pur con un elegante stile sfumato. Meno noto, e ingiustamente, lo fu come studioso e come organizzatore di studi. Il suo volume autobiografico gli rende giustizia anche sotto questo aspetto, e lo ringrazio per la cortese donazione e affettuosa dedica.

Troviamo attestazioni e testimonianze di attività di livello nazionale, regionale e comprensoriale, nel senso più antico e più tradizionale dell’arte di Esculapio e di Ippocrate: la cura preventiva della salute, l’ὑγίεια dei Greci, che significa benessere psicofisico. Al clima e all’ambiente prestavano la massima attenzione proprio i medici greci e magnogreci, ritenendo, correttamente, che sia l’ambiente condizione preliminare della salute del corpo e dell’anima.

Lazzaro studia due aspetti che sono interdipendenti: le acque e la loro pulizia. E qui, spietatamente sereno, ci mette di fronte alla situazione della depurazione nel nostro territorio, con il continuo rischio d’inquinamento del mare. Il mare che è anche la nostra risorsa economica attraverso il turismo.

Bisognerebbe qui dissertare sull’assenza assoluta di una programmazione urbanistica a partire dagli anni 1950, e la nascita a funghi di insediamenti con scarsi e male organizzati servizi. I depuratori sono tutti vecchi e insufficienti.

La tesi di Lazzaro, e di molti scienziati di pari livello, è che le acque vadano trattate in modo da poter essere riutilizzate a vantaggio dell’agricoltura e dell’industria; e ciò ridurrebbe l’enorme spreco che se ne fa, e combatterebbe l’inquinamento. È un investimento costoso, ma costa molto di più l’attuale situazione.

Ecco che la scienza si mette al servizio della politica (politica nel senso più nobile): la politica regionale e locale che, al solito, la pensa, come il Petrarca, così: “e vedo il meglio ed al peggior m’appiglio”, e dà ragione a parole e non con i fatti. Peggio del peggio dei politici, è la pigra burocrazia.

Il volume, che si chiude con una postfazione di Giulio De Loiro, è stato presentato dall’Università della Terza Età, presidente Sina Montebello, di fronte a un pubblico molto numeroso e partecipe.

Ulderico Nisticò