Lungo racconto di un viaggio breve

Non ho più la languida infelicità del pensiero della fine dell’estate. Un tempo cominciavo già ad agosto a piangere gli imminenti mesi invernali freddi e malinconici, lontani dal tourbillon delle giornate estive che passavano tra mille cose che mi rendevano energica e felice. Tra il sole rovente e il mare, il ripopolamento dei luoghi e degli affetti, arrivavo alla fine della giostra stordita e nostalgica di quei ritmi che stavano per cambiare, per trasformarsi in periodi riflessivi, dietro vetri di pioggia dove fare il riassunto delle cose fatte e applicarsi a progettarne di nuove. Cambiando i colori del mondo intorno, anche quello della nostra pelle dorata, sbiadiva verso un triste e pallido giallo.

Ora mi piacciono tutte le stagioni, ogni giorno che vivo è una gran bella cosa, un tempo da inventare e colorare, forse perché siamo nei posti giusti, con le persone giuste a darci il buongiorno, a progettare e condividere con noi propositi e idee. In tutto questo preambolo si nasconde naturalmente un germe di quella giovanile malinconia che a volte torna.. perché è impossibile scacciare dalla mente un ricordo tanto speciale nella sua semplicità e bellezza.

E’ una specie di mal d’Africa, anzi di isola, rimasta ancora come scenario vivo e particolare nei miei recentissimi ricordi e per ciò scrivo questo diario di viaggio breve ma intenso di qualche mese fa, che non è un’avventura nei Mari del Sud, o “ ai confini della terra” ma nel nostro conosciuto Mare Mediterraneo. Un posto di isole così vicine e così distanti che ci fanno percepire il potente e affascinante senso di libertà e al contempo limitazione e “isolamento”. “E dove vado – ti viene da dire – se ho voglia in questo momento di scappare?…Intorno abbiamo solo il mare..” Per questo motivo ci sentiamo contraddittoriamente liberi, proprio perché abbiamo scelto (noi viaggiatori) di andarci. Immaginiamo chi ha deciso di viverci, quanto è libero interiormente. Come Luigi Mazza per tutti gli amici Luis, un soveratese che ama tornare ogni tanto nella sua città ma che ha deciso di vivere su una bellissima isola, Lipari.

Qui vi abita tutto l’anno, senza stagioni, quasi senza tempo.. La sua casa, un fascinoso B&B dal nome evocativo, Al numero Zero, è adagiata su un vulcano spento, tra rocce di ossidiana e macchia mediterranea. E’ qui che siamo approdate, dopo la prima sera in albergo, io e la mia amica di sempre Mimma Scida, un’intraprendente professionista turistica e docente di Liceo.

Tutto parte da noi due, amiche di vecchissima data che si sentono tutti i giorni ma si vedono poco perché Mimma vive a Crotone e io molto più a Sud, e a volte molto più a Nord. Unite dalla passione per i viaggi, il turismo, i beni culturali, l’archeologia, la geografia, siamo diverse. Lei stacanovista e pitagorica nei suoi metodi e logica, io sognante narratrice e film maker di gente e fatti. Le prometto da dieci anni di partire per una mini vacanza alla scoperta di posti nuovi, lasciamo un po’ le nostre abitudini e ritagliamoci uno spazio meritatissimo!! Da dieci anni non mantengo. Quest’anno ho deciso che è ora, prima di passare nella nostra storia di amiche, come una emerita pigra e incoerente.

Abbiamo deciso che luglio è il mese più bello perchè in piena estate ma meno affollato di agosto. E così’, Isole Eolie, Lipari per cominciare. Già il nome evoca in me luoghi primordiali dall’orogenesi inquieta e fiammeggiante, abitata da fantastiche creature arcaiche che vivono tra la terra e il mare.

Dalla calura secca e abbagliante di Reggio Calabria che capta i venti dello Stretto, abbiamo aspettato l’arrivo dell’aliscafo preso d’assalto. Già intensissimi i flussi turistici. Mescolate a gente e voci, come due bionde sorelle ci siamo imbarcate, ridendo quasi di noi come due buffe ragazzine alle prime uscite. Un momento apparentemente nonsense è stato guardare gli abiti di migliaia di persone, i loro tratti, la provenienza, i loro colori. Ma tutto ciò è cultura, è guardare il mondo delle diversità. Questa è stata l’estate delle fantasie a fiori, ottimiste e bucoliche nei modelli bonton dei vestitini delle signorine, retrò e traforati i merletti sui copricostumi semi trasparenti, sbirciati con simpatica perfidia su parecchie signore debordanti e ammirati su impeccabili e glamour bellezze!! I signori uomini altrettanto colorati, li abbiamo visti con l’aria svagata, soprattutto quelli vestiti con feroci scontri cromatici tra maglietta e bermuda, non mi sono mai divertita tanto.. Spostavo e abbinavo i pantaloni di uno sulla t-shirt dell’altro per mettere un po’ di armonia estetica in quel caos..con l’immaginazione ovviamente….Ma alla fine sarebbe stato noioso vedere tutto intonato. E penso che buona parte dei discromici saranno stati proprio loro grandi manager in libertà.! Io e Mimma, solitamente alternative, abbiamo invece risparmiato il look creativo per l’isola; unico vezzo, occhialoni e rossetto acceso!

Bello entrare su un’imbarcazione e partire..è bello navigare ma è anche vero che si va in uno stato di leggera ansia mitigata da bugiardi sonnellini interrotti da qualche onda esuberante. Abbiamo esorcizzato queste attese  facendo in via del tutto speciale le pettegole, così il pensiero di essere in mezzo al mare, ci ha distolte e anzi, ci ha poi catturate nel fascino di memorie mitologiche e mitiche.. chissà se Ulisse è passato di qua..ma in fondo navigatori avventurosi lo siamo tutti noi, lo è l’uomo nella sua ricerca interiore di posti nuovi, anche dentro di sè dove far approdare la sua curiosità e far naufragare le paure assassine di una vita senza senso, spenta e povera di fantasia e imprevedibilità. Su questa riflessione ho rivisto la mia vita di persona sempre in movimento e ricerca, che considera la parte più bella di un viaggio, iniziando dal viaggio.. Un bel caldo ha accompagnato le nostre attese, appena arrivate al porto di Lipari. Un caldo ventilato da cartolina in movimento. 

L’albergo che ci ha ospitato solo per una sera, è uno dei più belli e lo abbiamo raggiunto con il servizio navetta che ci hanno organizzato. E’ diverso dalla fotografia, più ricco di cose, angoli e ceramiche, bellissime scale grigie che si inerpicano lungo pareti di bianco calce accecante. Io e Mimma appena giunte ci siamo guardate intorno aprendo la finestra che dà proprio sulla spiaggia fatta di pietre laviche. Queste isole, hanno origini e attività vulcaniche, sono coni spenti o in piena vitalità eruttiva e produttiva di fanghi e acque sulfuree dalle proprietà benefiche, curative ed estetiche. Francamente, la prima cosa che abbiamo pensato in questa calda sera di fine luglio e appena ricomposte da un viaggio durato quasi cinque ore, è stata quella di cercare un ristorante per una cena a base di pesce. “Ma tu cosa vorresti mangiare-chiedo a Mimma-qualcosa di tipico in una bella trattoria?”.. “Ma sei pazza, arrivo qui il primo giorno e vado in una trattoria? Cerchiamo un bel ristorante dove mangiare il buon pesce del posto.” 

Lipari è una continua sorpresa, è anche un pezzo di Sicilia concentrato nei sapori e nelle tradizioni, anche nel folklore delle presentazioni dei piatti: colorati, accesi, con sfumature di spezie d’Oriente, variegati e succosi come le stoffe pregiate di due suoi famosi stilisti, , imitatissimi dappertutto, nelle originali borse, negli abiti, negli accessori appesi ai numerosi stands fuori dai negozi e boutiques. Un mondo denso ed espressivo come le correnti e l’umore del mare. “Ti rendi conto che qui intorno c’è soltanto acqua? E’ davvero fantastico trovarsi con tanta gente in un unico destino geografico..un meraviglioso senso di lontananza dalla quotidianità..” La signora del ristorante coi capelli lunghissimi e neri e un’età indefinita, ha annuito mentre ci consigliava un menu piuttosto costoso. Come prima sera abbiamo cominciato bene.!!!!.

E così dal centro storico siamo ritornate al nostro hotel nella zona di Canneto denominata “Acqua calda”. Nelle vicinanze, fantastiche spiagge e isole sparse, il moto perpetuo dei venti che dà la sensazione di una mobilità generale, come una barca tra le onde. E’ proprio una questione di percezione fisica quella di sentire tutto diverso dalla terraferma. Senti che ogni cosa basta a sé stessa in un’autonomia che solo la vita isolana riesce a mettere in pratica, utilizzando tutte le risorse di cui dispone. Sulla spiaggia di pietre la mattina seguente è un po’ inquieta, tra nubi corpose e spazi di cielo blu azulete. Rido guardando i vicini di ombrellone: saranno loro ad avermi tenuta allegramente sveglia la notte con il loro animato convegno? Non lo saprò mai..!!!! Ma a colazione già avevo guardato divertita un po’ tutti, molti erano di età non sospettabile, ma una ragazza molto pimpante e un fidanzato che si trascinava, avrebbero potuto essere la simpatica e rumorosa coppia..!!!!.Intanto un’onda più intraprendente ci ha letteralmente portate via..

Questo brevissimo soggiorno ad Acquacalda, è stato il preludio di un’esperienza bellissima e molto interessante. Lipari non è soltanto un’isola piena di gente e souvenir ma una bellezza naturale che si mostra man mano che si sale su per la collina, diventando sempre più magica. Finalmente Luis è venuto a prenderci per portarci nella sua meravigliosa casa che guarda dall’alto il porto e la città. Un giro lungo per vedere i posti e i panorami più suggestivi ci porta sul viale del suo B&B. Un ohhh di meraviglia appena entrate in questo edificio di elegante bellezza shabby ed essenziale con note barocche di qualche consolle antica;  la caratteristica stilizzazione eoliana la troviamo nell’architettura della casa: le pulère sono le tipiche colonne cilindriche che sorreggono il patio che percorre tutta l’abitazione. Una musica evocante terre lontane, ideali e armonie delle genti del Sud, note orientali hanno fatto da sottofondo ai nostri commenti e presentazioni. Luis nei lunghi mesi d’estate è affiancato da una sorella fantastica, Mariangela, un giovane avvocato dai tratti mediterranei e i colori bruni come i suoi abiti lunghi ed etnici che le attribuiscono un fascino particolare. Lei è l’anima femminile di questa casa che con la grazia di un’antica donna greca, si occupa di noi e degli altri ospiti con cui condividiamo il “bagghiu”, ampio terrazzo affacciato sul mare; Mariangela prepara leggiadra e discreta la prima colazione ricca e aromatica dove non mancano speziate tisane e frutti di quegli orti che crescono tra pietre e sole. Si parla di cinema, natura, di umanità, di cose del mondo e ci si sente felici, lontani..   

La Cinquecento dei ragazzi è un piccolo ricordo vintage calabrese, porta la targa di Catanzaro e questo ci regala familiarità e legame con la nostra bella Calabria. In fondo ogni volta che si va via, trovare un richiamo della propria terra, fa sempre piacere. Ma soprattutto ci porta su e giù verso la città ogni giorno, grazie alla disponibilità di Luis e Mariangela. I giorni che stiamo vivendo sono slow, inventati come le idee, senza fare niente di speciale, visitando chiese e musei; qui tante stratificazioni storiche di millenni hanno lasciato delle tracce ben custodite. Prima del 3000 a.C questa isola era uno dei più popolosi insediamenti del bacino occidentale del Mediterraneo.

 L’ossidiana, la pietra pomice diventata nera e vetrosa a contatto col calore vulcanico era il materiale più usato, fonte di economia e scambi commerciali. Oggi la troviamo in molte espressioni artistiche tra cui originali gioielli e oggetti artigianali. Approfittiamo per dirci, io e Mimma, che qui in Calabria abbiamo ancora tanto da imparare nella gestione e valorizzazione delle risorse che neanche a noi mancano. Forse  abbiamo meno forte il senso di apprezzamento di ciò che possediamo. “Qui anche le pietre diventano business..un bellissimo business.”

“Domani andiamo a Vulcano..”. Giriamo per agenzie e organizzazioni delle mini crociere alle isole. Succede che piove. Uno scroscio improvviso ci fa riparare dentro un bistrot da cui guardiamo le catinelle che finiscono su una strada arsa di mesi. Facciamo intanto commenti etnologici  – “ ma ti sei accorta che qui quasi tutti gli uomini hanno folti capelli? Non ce n’è uno calvo..in altri luoghi i più sono pelati..” – dico – “pensano troppo..” – risponde ironicamente Mimma. La pioggia ha compromesso progetti e rimandiamo all’indomani restando al centro di Lipari fino a sera mentre torna il sereno.

Luci, tanta gioventù, musica, un’aria mediterranea fuori dal comune. Ci fermiamo a guardare il porto dopo una cena gustosa a base di pesce e cereali con tante verdure, con chiari richiami esotici.  Per tornare al B&B sul cono del vulcano spento, c’è sempre una navetta amichevole che ci porta a destinazione, anche i ristoranti dove scegliamo di cenare. Qui sono tutti gentili, disponibili  e loquaci, hanno capito che la loro vera ricchezza siamo noi che li andiamo a trovare e così quando arriviamo ci offrono il meglio di sé, rendendo gradevole il nostro soggiorno.  

Andare a Vulcano è uno dei nostri sogni, finire in quel bellissimo fango grigio quasi perlato che cura e abbellisce. Non solo, è il luogo di grande fascino denso di umori vulcanici, di un mare caldissimo e rocce  e pietre scure e il gigante che sovrasta come un autoritario signore. “Ciò che non hai mai visto, lo trovi dove non sei mai stato”, dice un proverbio africano, ed è vero.. Il ricordo di questa visita inizia dalla navigazione su un’imbarcazione privata, un  levigato legno chiaro per poche persone, cinque, io Mimma e una famiglia russa. Antonio è il capitano. Dire simpatico è troppo poco. Lui è il mare, lo spirito di avventura, la vivace comunicatività, e gli piacciono molto le donne. Comincia così a farci la corte, con grande ironia e buona educazione, ovviamente. E ridiamo tra le onde e gli scatti fotografici mentre fingiamo di stare al timone.

 All’orizzonte sorprendenti antichi velieri navigano come nei libri di storia e nei film, lontani faraglioni sembrano vigili ciclopi che appaiono in mille sfumature di verde, di grigio e di azzurro. Ulisse torna nella nostra immaginazione, questo è un mare che evoca miti, odissee e viaggi nell’ignoto, ma nel tuffo di rito dalla barca ci sentiamo protagoniste di Laguna blu, con la differenza che non siamo più adolescenti e giochiamo a fare le zitelle anarchiche e  felici, guardando però di continuo il telefono per vedere se i nostri affetti ci hanno scritto dal Continente..nel pomeriggio torniamo a Lipari e il capitano che si è già innamorato, salutandoci mi invita ad una crociera serale: “..ti aspetto qui al molo alle 21, vieni, ti riporto a Vulcano per vedere quant’è bello di notte”….naturalmente a quell’appuntamento seppur affascinante, non mi sono presentata…Beata mezza gioventù, questa è la parte più bella della vita, non si è né molto giovani e inesperti, né troppo vecchi, ma consapevoli e ancora belli.!!.

Come passano i giorni.. non c’è cosa che sia fuori posto in questa brevissima vacanza.  Al mattino il risveglio è una musica avvolgente e una tavola imbandita di cose buone, semplici, sane e ricercate come il thè allo zenzero e le marmellate preparate dai proprietari. Una coppia di creativi ospiti ci fa compagnia, lei ha i capelli blu ed è una ragazza alta e socievole, è la manager di qualche settore artistico. Qui si legge e si studia, si pensa, si fantastica. Si vive la vita isolana con consapevole rispetto dell’uso dell’acqua, un bene preziosissimo qui, con i ritmi e la familiarità delle nostre case. E la casa dove alloggiamo, ha in sé la semplicità dei colori mediterranei e i ricordi di una nobiltà di sapore tutto siciliano, come i tempi lenti e sacri delle genti del Sud.

 So che tornerò per conoscere tutto l’arcipelago e raccontarlo dietro la telecamera mentre constatiamo che si avvicina l’ora di partire e corriamo alla ricerca di souvenir. Impresa quasi impossibile, qui è tutto così attraente che non sappiamo scegliere, l’unico modo sarà qualche colpo di fulmine che ci abbaglierà da una vetrina o bancarella notturna. Intanto ci mettiamo al sicuro comprando i “cucunci”, il frutto che nasce dai capperi, una specie di piccolissimo cetriolo con il peduncolo, una vera specialità del luogo da regalare agli amici. Nel frattempo ho avvistato un abito a fiori, un bracciale, un paio di pantaloni etnici, delle borse meravigliose e bellissimi “Pupi” siciliani. Mimma guarda e passa.. neo pitagorica, sobria ed essenziale..

Quel mattino della partenza guardo il mare dal terrazzo, neanche una nuvola nel cielo e una nave saluta con la sua sirena. Vorrei restare ancora un po’ in quest’atmosfera serena e speciale mentre ricordo le sere in abiti di seta su salite ripide e buie, attraversando agavi e macchia mediterranea per raggiungere la casa di Luis, dopo la passeggiata serale tra la movida. Camminavamo su tacchi alti nella notte scura, nel silenzio delle rocce,  delle stelle e nostro. Pensavo ad un momento condiviso di pura ed estasiata contemplazione ma era soprattutto il brivido dell’avventura. Ricordo la ragazza di un suggestivo locale che ci preparava un delizioso coctail, è la star delle barwoman delle Isole ed è di San Vito sullo Ionio.. che bello, il mondo è davvero piccolo!!!.

Mentre mi godo le sfumature del mare e della scia delle navi, Mimma si avvia con il suo trolley verso la macchina che ci lascerà al porto. Io la seguo, ho un grosso frammento di ossidiana tra le mani che diventerà un originale gioiello. Volevo mettere una pietra sopra i ricordi.. Ma non ci sono riuscita.

Vittoria Camobreco

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.