Mafiosi d’ufficio

platì1 Riassumendo. Platì è stata commissariata per cinque anni. Renzi, che, come il 95% degli Italiani, ignorava dove fosse Platì, aveva deciso di dare a Platì un sindaco nella persona di una distintissima tale Leonardi, presentata come una specie di Giovanna d’Arco della situazione; e che non trovò nessuno che si candidasse con lei, come io, che pure non sono l’ultimo degli sconosciuti, non troverei un cane se volessi candidarmi a sindaco… beh, forse qualcuno mi piglierebbe in considerazione nei molti paesi in cui ho tenuto comizi e conferenze e spettacoli eccetera, però mi direbbero “Professo’, e va bene libri e teatro e conversazioni: ma sindaco, è un’altra cosa”. Figuratevi la Leonardi che a Platì era stata, penso, di passaggio una o due volte.

 Ed ecco che il Corriere della sera se ne esce con un pezzo demenziale: siccome la Leonardi non se l’è filata nessuno, ciò vuol dire che a Platì è sospesa la democrazia. Vi giuro, letetrale.

 Ha la stessa logica che se io mi lamentassi di non aver segnato una rete giocando scapoli – ammogliati.

 Nella più totale indifferenza del Corrierone e della democrazia, si presentano due liste. Liste civiche, quelle che, secondo la Bindi, sono aperte alla mafia. Attenti, sindaci, siete avvertiti: o partiti, o mafia.

 La lista del Sergi vince con un bel margine sulla lista della Mittiga. Normale, sono le elezioni. Auguri…

 Eh, auguri! Ecco che la Mittiga s’inventa una variante della legge elettorale, e mostra di sconoscere i concetti di maggioranza e opposizione: siccome non ha vinto, e non vuole stare seduta assieme a Sergi, si dimette e se ne va assieme ai suoi amici.

 Ora, attenti qui: la signora dà una mezza giustificazione da arrampicata sugli specchi, che però sembra insinuare che il Sergi, eh, il Sergi… il Sergi è parente… e a non so quale manifestazione c’erano…

 Riflessioni:

  1. La Mittiga non ha parenti, a Platì?
  2. Spero la Mittiga sappia che può dimettersi solo dopo essersi insediata.
  3. E, se lei e i suoi si dimettono, subentrano i primi non eletti della stessa lista.
  4. Questi si devono insediare, e poi si dimettono.
  5. Se si dimettono tutti, resta ad amministrare, senza opposizione, la lista Sergi.
  6. Domanda: e se avesse vinto la Mittiga, tutto regolare?

 Queste notizie sono banali. E allora?

 E allora… volete vedere che tra un paio di mesi, un altro articolone, un intervento della Bindi… e giù uno scioglimento del Consiglio. Forse mi sbaglio, ma basta aspettare.

 Intanto sapremo che Platì è la capitale italiana… no, europea… no, mondiale… della droga e della mafia; che il 10%… no, il 20% della popolazione è mafioso.

 Eh, i numeri, i numeri! Chissà cosa pensano, a Milano, che il 10% corrisponda a qualche decina di migliaia. E invece il 10% di 3.800 (sulla carta) fa 380. E di che campano, questi 380 (o 760, il 20%)? Di pizzo, ovvio. E di pizzo su che? Di solito, il pizzo si cerca su industrie, commerci, produzione agricola, miniere, turismo: di grazia, di tutto questo cosa c’è, a Platì? Manco un metro lineare di spiaggia da farci un lido, non dico un villaggio turistico.

 Saranno anche 760, i mafiosi: ma sono dei mafiosi morti di fame.

 Ora, la riflessione politica: come potete pensare che qualcuno voglia fare il sindaco, se appena eletto si va a vedere se il nonno ha lasciato l’asino in divieto di sosta?

 Ormai Platì nell’immaginario collettivo ha il destino segnato: mafiosi tutti; e se incensurati, subito s’insinua che hanno corrotto il giudice. Ma i giudici non sono tutti santi e casti e onesti e martiri? Certo, tutti e sempre, tranne quando si tratta di Platì.

 Ragazzi, vi do tre mesi di tempo: dopo l’estate, vedrete che sciolgono il Comune. Eh, Platì mica è Roma!

Ulderico Nisticò

 

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