Medicina a Cosenza? Lettere a Catanzaro

A Cosenza apriranno un corso di Medicina e Ingegneria assieme; lasciamo stare l’Ingegneria, intanto aprono Medicina, con un bel doppione rispetto a Catanzaro. Magari tra qualche anno resterà solo Medicina a Cosenza, in concorrenza con Catanzaro? Il tutto, senza molta pubblicità, e se ne parla ora a cose fatte.

Io, al posto di Catanzaro, risponderei al fuoco, istituendo una bella Facoltà di Lettere. Beh, ragazzi, à la guerre comme à la guerre!

Perché di Lettere? Perché su quella che c’è in Calabria io ho molte riserve, con rare eccezioni per alcuni docenti. A dire il vero, anche sul piano tecnico ho riserve io, quando ho visto certi programmi di esame con meno brani di greco di quanti ne voleva ogni giorno don Mariani. Ma quando ho saputo che a Cosenza si teneva un corso – non scherzo – di PEDAGOGIA DELLA R-ESISTENZA, allora mi sono cadute le braccia. Poi non ne sento più parlare, e spero lo abbiano chiuso per evidente fallimento.

Ragazzi, io per Lettere intendo Lettere, non parodie e piagnistei antimafia segue cena. Intendo greco greco e latino latino, e italiano italiano, e storia storia, con particolare riguardo alla storia regionale; eccetera. E siccome è il 2021, centenario di Dante e, per esso, di Gioacchino, dichiaro che Lettere di Cosenza non sta dicendo, ad oggi 7 febbraio, mezza parola. A che serve, così, una Facoltà di Lettere?

Facciamone una a Catanzaro, con venti iscritti superselezionati… Come dite, che non si può selezionare? E come no? Mettiamo, dopo tre mesi, quello che successe a me per un colloquio, non esame, colloquio di glottologia: duemila versi greci e quattromila latini; e vedete come scappano, i volenterosi della domenica, quelli dei “valori della classicità”, una di quelle belle frasi che non significano un niente, e la pronunzia solo chi ignora la storia greca e romana.

E la storia calabrese? Beh, passi solo chi sa chi era Gioacchino, vita e opere; miracoli, non ne fece. E chi sa chi fu Murat, ma prima di venire fucilato a Pizzo. E non tacciamo di Bartolomeo da Nicastro e Romualdo da Cirò. Eccetera.

A che servono, i venti superlaureati di questa sognata superfacoltà di Lettere a Catanzaro? A far uscire venti con i baffi, veramente colti, pronti a sbeffeggiare tutti i chiacchieroni a ruota libera di cui la Calabria pullula nei premi letterari estivi con soldi.
E magari a celebrare il centenario di Gioacchino e Dante Alighieri: ma sul serio.

Avevamo iniziato a studiare i giuristi calabresi, a Legge di Catanzaro, io con il Paparo del XVII secolo; ma, per dirla proprio con Dante, “non surse il secondo”.

Chiudo con una noticina per gli amici: io non sto con Draghi, non sono stato folgorato dalla sua improvvisa apparizione, e lo lascio tutto a Salvini, che evidentemente la storia del dopoguerra l’ha studiata sui libri di scuola. E non mi piacciono le ammucchiate. Pensate che non c’entri con l’articolo? C’entra, eccome. Come direbbe Aristotele, A è uguale solo ad A, e perciò è diverso da B. Vedete a che serve conoscere la filosofia greca?

Ulderico Nisticò