Medico assenteista all’Asp di Catanzaro, confermato il licenziamento in Appello

Arriva in Appello la vicenda del licenziamento disciplinare del medico Vittorio Cristaudo, dipendente dell’Asp di Catanzaro del distretto del lametino, addetto al servizio vaccinazioni, indagato per assenteismo e poi sospeso. La vicenda trae origine da un’operazione della Guardia di Finanza di Lamezia Terme contro il fenomeno dei “furbetti del cartellino”.

Il medico, in orario lavorativo, dopo aver timbrato il badge, venne trovato nella propria abitazione. Pertanto, nel giugno del 2016 è stato arrestato per truffa aggravata e falso. Successivamente, l’Asp lo ha sospeso dal servizio. Con sentenza emessa nel settembre 2019, il Tribunale di Lamezia ha poi dichiarato l’illegittimità del licenziamento disciplinare irrogato nei confronti del dottor Cristaudo da parte dell’ASP di Catanzaro, condannando quest’ultima all’immediato reintegro sul posto di lavoro precedentemente occupato dal medico, nonché al risarcimento di tutti i danni patiti dallo stesso. Il tribunale di Lamezia, infatti, ha annullato il licenziamento e, con sentenza pubblicata il 4 febbraio 2020, ha accordato al ricorrente la tutela reintegratoria. Egli ha poi optato per l’indennità sostitutiva della reintegrazione. L’azienda sanitaria datrice di lavoro ha quindi appellato la sentenza perché denuncia l’erroneità della motivazione.

Per i giudici “contrariamente a quanto ritenuto dal tribunale, merita conferma la valutazione che ha indotto l’azienda sanitaria a licenziare l’appellato tenendo conto della violazione, perpetrata con la sua condotta, dei principi di correttezza, buona fede e lealtà che devono presiedere all’esecuzione del rapporto di lavoro; del suo particolare ruolo professionale; dell’intensità dell’elemento volitivo, desunto dalla ripetizione dell’illecito nel breve arco di tempo sottoposto ad osservazione”.

Per la Corte: “la gravità dell’addebito, riguardato nella sua componente materiale e nella pluralità degli episodi illeciti che la integrano, e la sua inescusabilità, apprezzata sul versante della colpevolezza, non potendosi certo dubitare della matrice dolosa delle condotte, impediscono di scriminare l’insieme delle mancanze commesse dal dirigente medico o di ricondurle su un piano di inferiore punibilità, e giustificano, pertanto, la sanzione estrema adottata dall’azienda sanitaria datrice di lavoro”. Pertanto ritengono che “la sentenza appellata deve essere, dunque, riformata e l’impugnativa del licenziamento rigettata”.

Oggi, la Corte (presidente Sirianni), sezione lavoro, pronunciando sull’appello proposto dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro, con ricorso depositato il 28 febbraio 2020, avverso la sentenza del Tribunale di Lamezia Terme, giudice del lavoro, pubblicata il 4 febbraio 2020, accoglie l’appello e, in riforma della gravata sentenza, rigetta il ricorso proposto da Vittorio Cristaudo. Inoltre, ha condannato l’appellante a rifondere a controparte le spese di lite che liquida in 4.259 euro per il primo grado e in 9.515 euro per il secondo. Le indagini che portarono all’arresto del Cristaudo furono condotte dal Nucleo Mobile della Guardia di Finanza di Lamezia Terme guidato dal brigadiere Vito Margiotta. I finanzieri avevano sorpreso il medico in flagranza di reato.