Meglio parlare dei Normanni

Potrei parlarvi di Palamara che comanda anche al senato oltre che al Consiglio Superiore Magistratura; potrei parlarvi dei fondi europei che sono a debito e che arriveranno, se tutto va bene, a pizzichi e mozzichi l’anno prossimo; potrei parlarvi della inetta e malinconica Lamorgese che ci sta riempiendo di clandestini; potrei parlarvi della statuina Azzolina e dei banchi con le rotelle; potrei anche parlarvi dello spot di Muccino che non si fa… e invece vi parlo dei Normanni, che stasera rappresenteremo a Squillace.

Storia, ragazzi, storia; e non sbarchi di Ulisse a tutto spiano in ogni buco di Calabria; e la solita frase fatta “qui fu la Magna Grecia” di cui nessuno sa niente; o i bizantini tutti monaci maschi, donde un palese mistero biologico; o la fucilazione di Murat chi era costui. Storia vera, genuina, dei Normanni e di tutta Squillace: e sotto forma di teatro.

Ragazzi, storia di Squillace significa almeno tremila anni:
– Menesteo, re di Atene e reduce dalla Guerra di Troia, fonda Scillezio;
– I Romani vi deducono la colonia di Minerva Scolacium;
– Nerva la rifonda come Colonia Minervia Nervia Augusta Scolacium;
– L’area archeologica, ottimamente tenuta e valorizzata dal MIBACT, mostra un ricco Museo, e Teatro, Anfiteatro, Foro, Portico eccetera;
– Cassiodoro vi nacque, e vi tornò per fondare i suoi istituti di cultura e santità;
– La sede vescovile è attestata almeno dal V secolo; ricordiamo, tra i vescovi, il cardinale Sirleto; attorno alla Diocesi, un centro culturale e un seminario;
– È probabile un insediamento arabo, poi eliminato da Niceforo Foca nell’888;
– È contea normanna, poi dei Ruffo, poi dei Borgia;
– Ricordiamo, tra i feudatari: Pietro II Ruffo; Enrichetta Ruffo e Antonio Centelles; Jofrè Borgia e Sancha d’Aragona; Francisco Borgia viceré del Perù; Giuseppe de Gregorio primo ministro in Spagna;
– Notevoli i fratelli Pepe: ma a loro dedicammo, e replicheremo, un altro lavoro teatrale.

Ah, ragazzi: ho esposto solo un vaghissimo riassunto. Tremila anni; e solo i piagnoni retribuiti li ignorano.
Ma esporre la storia per teatro, ha un altro effetto, perché tocca le coscienze e le fantasie.
Grazie dunque alla Proloco, ai Giardini di Era, al Comune;
a Ljdia Musso: Prologo ed Epilogo;
Angela Varì: Giuditta d’Evreux;
Pino Vitaliano: il granconte Ruggero;
Sandro Mauro: la Guida;
l’autore.

Ulderico Nisticò