Meridionalismo ed elezioni

 I meridionalisti della domenica – Aprile, Patruno e soci – fanno un mare di chiasso e chiacchiere e proclami e lacrime, e s’inventano ricchezze che mai furono e mai saranno, e finti massacri che, in barocco italodialettale, chiamano genocidi… eccetera… e tutto questo nei momenti di calma; per poi sparire sotto le elezioni, quando si rendono conto di valere quanto il due coppe con briscola a spade, oppure tentano di insinuarsi, come voleva fare Aprile con uno dei quattro candidati (accidenti alla par condicio!), che lo ha mandato a farsi friggere quando ha scoperto che aveva meno seguaci, Aprile, della proverbiale Armata Brancaleone.

 L’ultima che avevano sparato i meridionaldomenicali è che, secondo i loro calcoli fantasiosi, il 70% di quello che il governo Draghi, con non meno pacchiano linguaggio, chiama recovery, il 70% andava al Sud. Non ci hanno mai spiegato per fare che, per quali progetti, per quali idee… però più d’un sindaco pregustava soldi da elargire alla festa patronale a favore del cugino.

 E già, due sono gli argomenti che, a Sud, suscitano applausi frenetici: 1. La colpa è di qualcun altro (oggi Garibaldi, ieri i Borbone, domani i Marziani… ); 2. La parola soldi, che provoca fisica eccitazione.

 Soldi da avere, mica da spendere. Anzi, la ragione profonda dell’arretratezza economica del Sud fu aver dimenticato l’insegnamento di un grandissimo meridionale, san Tommaso d’Aquino: Usus pecuniae est in emissione; ovvero, i soldi vanno spesi, e non tenuti sotto il mattone. E invece i nostri ricchi del passato condussero una vita miserabile e gretta e da taccagni, pur di non spendere un ducato e un tarì. Fece così anche Ferdinando II (1830-59), e si è visto com’è finita nel 1860.

 Tra meno di un mese si vota in Calabria e a Napoli, e in vari centri. Ebbene, non si sente nemmeno un fiato di tematiche meridionaliste serie, quali come dar vita a un’economia solida e produttiva; e soprattutto a un’economia vera tangibile reale, e non i soliti capannoni finanziati e vuoti o l’Isotta Fraschini: ve la ricordate?

 Mi piacerebbe sentire, dai quattro candidati alla Regione Calabria e i tantissimi a consigliere, un cenno su questo argomento. Ad oggi, zero.

 Ancora c’è qualche giorno; e chissà se qualcuno s’illumina; e comincia a parlare di agricoltura, pastorizia, forestazione, turismo, artigianato, strade… Il tutto, con precisione di proposte, e non con plumas y palabras, che el viento las lleva.

 E, dopo aver individuato, per esempio, dove piantare patate, e solo lì, allora chiedere dei soldi destinati a tale coltivazione; e non ad istituire un Ente Tuberi con 99 dirigenti e un contadino, ovviamente malato. Anzi, non “dei soldi”, ma un esatto numero di euro, quanti servono; e poi chiedere il rendiconto.

 Insomma, è ora di finirla con le parole al vento e i piagnistei “chiagn’e fotte”, e con l’arrogarsi di essere interprete di un meridionalismo fasullo e di invenzioni di sana pianta della storia passata e di promesse inventate per il futuro.

 Vedi pseudocandidatura di Aprile con uno dei quattro, miseramente fallita.

Ulderico Nisticò