Meridionalismo senza i Meridionali

Erano i primi del Novecento, quando il sapido mastro Bruno, con il suo stile spiccio e maschio, così poetava: “Chi c***u m’accucchiati, Pro Calabria?” Era una legge, come dice il nome, che doveva apportare non so quali benefici alla nostra fu Magna Grecia: fu, settanta generazioni fa, s’intende! Anche le generazioni dai tempi del Pelagi sono cinque, e passate invano.

Da allora e prima e poi, tutti i pensatori e politici promettono Pro Calabria e Pro Sud in genere. I risultati sono che la Calabria è la terzultima su 360 regioni d’Europa; e il resto del Meridione non sta molto meglio, con rare eccezioni di alcune aree a macchia di leopardo. Un dato agghiacciante: dal 2013, il saldo tra nati e morti è tutto per questi e contro quelli; e non perché si muoia di più, ma perché non si nasce.

La radice del problema è che tutti i promettitori di soluzioni e progressi e felicità, e quattro uova nel piatto, sono tutti non meridionali, anche, anzi soprattutto quelli nati e vissuti nel Meridione, ma che si sono mentalmente formati su pensieri e libri d’altrove. E tutti i tentativi falliscono perché puntano all’impossibile: fare del Meridione una cosa diversa dal Meridione, una specie di Parigi o Milano con il mare.

Quando io accompagno amici di Soverato a vedere la Pietà del Gagini, e mi accorgo che non l’hanno mai vista prima, ciò mi conferma in quel che so benissimo da sempre: il meridionale, il calabrese, il soveratese non conoscono, non hanno la minima idea della storia di Soverato, Calabria, Meridione. Magari sanno tutto della Guerra dei Cento anni cavallo per cavallo, ma nulla della storia che hanno sotto i piedi. Beh, proprio nulla, no: qualcuno ripete, come un disco rotto, quanto segue:

– sbarchi e reimbarchi di Ulisse: ahahahahahahahahahahah;
– Magna Grecia… e basta, manco un particolare, un nome: tranne uno che era forestiero, Pitagora; ahahahahahah;
– monaci “basiliani”, seicento anni di tutti monaci, e tutti maschi: ahahahahahahahahahah;
– fucilazione di Murat: chi era costui? ahahahahahahahah;
– piagnistei generici e antimafia segue cena.
– i più saputelli, una volta se la pigliavano con i Romani e gli Spagnoli; oggi va di moda pigliarsela con Garibaldi, e, i rarissimi istruiti, con Cavour.
Ignorando il passato, tanto meno i dotti possono esprimere un parere sul presente; e figuratevi sul futuro!

La stessa identica ignoranza per la geografia: la Calabria è una terra di montagna con un poco di mare, e non il contrario come pensano tutti.
Peggio, per le potenziali risorse economiche di agricoltura, allevamento, industria, artigianato, e per lo stesso turismo del 2019, e non del 1959 dove siamo rimasti tutti quanti.
Insomma, il meridionale non conosce il Meridione, o, se qualche notizia ne ha, la legge con gli occhi dell’illuminista del XVIII secolo o del positivista del XIX.

Il primo passo sarebbe dunque istruire i Meridionali della storia, geografia eccetera del Meridione. Quella vera; e, possibilmente, senza inventarsi che il peggio è meglio; e che i morti di fame di paesini sperduti siano un modello di cultura da assumere come sublime ideale di vita. Voglio vedere quale passatista e maniaco della decrescita felice andrebbe davvero a vivere senza televisione e senza computer e cellulare; e relativi pericolosissimi e inquinantissimi ripetitori!
Lasciando dunque ai loro sogni consolatori i depressi, chiediamoci cosa possiamo fare di serio per il Sud e la Calabria, cioè come ottenere questi due risultati:

1. eliminazione di ogni forma di assistenzialismo (diretto o indiretto!!!) e assistenza con qualsiasi pretesto, e sole eccezioni per malati gravissimi e realmente poveri;
2. lavoro produttivo fino a spaccarsi la schiena, e poi, per dirla con Goethe, “settimana faticosa, festa lieta”. Ed è anche un’ottima cura per la depressione intellettuale calabra.

Ulderico Nisticò