Meridionalisti utopistici

 Le utopie sono utili, persino necessarie, o precipiteremmo nel più bovino materialismo; le utopie scaldano il cuore, stimolano la poesia e le arti, inducono alle dolci follie dell’amore; e muovono la storia. Grazie dunque a Pitagora, Platone, Agostino, Gioacchino, Tommaso Moro, Campanella, e agli altri sognatori di u-topie: vuol dire non-luogo. Conclusione, si vive anche di utopie, ma a patto di sapere che lo sono, e sono utopie, non-luogo; e anche non-tempo, cioè non si attueranno mai; e se capita che si realizzino, come il comunismo, provocano disastri epocali.

 Pitagora di Samo immigrò a Crotone, Platone era ateniese, Agostino africano dell’Impero, Moro era inglese; ma tre dell’illustre elenco sono calabresi: e vi pareva? Se c’è uno che campa di sogni, quello è il calabrese di alto livello intellettuale; più alto è il livello, più campa di sogni.

 I sogni di notte, detto in generale, sono proiezioni o verso il futuro o verso il passato, mai nel presente; e si formano, i sogni, mescolando alcuni ricordi veri, mescolati con immagini vane.

 Il Meridione d’Italia, si sa, è messo male con qualche eccezione; la Calabria è, ufficialmente, la terzultima su 360 regioni d’Europa. Che fa, l’intellettuale meridionale, e calabrese in specie? Fa una cosa del passato, e una dell’avvenire; e, tra i due sogni, s’inventa anche un poco di presente, ma sempre utopico.

 Per il passato, utilizza il più meridionale degli espedienti consolatori: di chi è la colpa? Ovviamente concludendo che è di qualcun altro, uno qualsiasi: i Romani, i Normanni, gli Spagnoli, i Borbone, Garibaldi… secondo le scarse letture universitarie, cui non seguì quasi mai altra lettura manco del giornale. O se hanno letto qualche scartafaccio di Pino Aprile.

 La colpa non è mai di un politico vivente: non si sa mai, un contributo, un premio letterario, una consulenza alla Cittadella…

 Ultimamente, infatti, il colpevole per eccellenza è il Nord. Ed ecco una versione molto simpatica dell’utopista, che è l’utopista aritmetico; che si dà a calcoli atti a dimostrare, pallottoliere alla mano, che è il Sud a mantenere il Nord; e che lo Stato e l’Europa regalano soldi al Nord rubandoli al Sud. Come lo dicono, e con i numeri di una matematica opinione, quasi quasi sembra vero, e qualche sognatore ci crede.

 Ovviamente, nessuno di loro sa, o se sa finge di non sapere, che con quanti soldi ha mandato l’Europa, la Calabria poteva essere lastricata d’oro con diamanti e rubini, se fosse stata in mano a Giufà invece che a questi illustri signori: A. Guarasci, A. Ferrara, P. Perugini, A. Ferrara di nuovo, B. Dominijanni, F. Principe, R. Olivo, G., Rhodio, D. Veraldi, L. Meduri, A. Loiero, M. Oliverio di centrosinistra, e G. Nisticò, B. Caligiuri, G. Chiaravalloti, G. Scopelliti e Stasi di centro(destra); con codazzo di assessori e passacarte.

 Quanto alla Santelli, ne riparliamo dopo i primi tre mesi, magari al netto del coronavirus.

 A proposito di salute, i meridionalisti della domenica ne hanno anche per gli ospedali, che, secondo loro, prima dei tagli, erano pieni di medici, tutti eredi di Alcmeone, Democede e dintorni. E invece sono pieni di braccia strappate ad agricoltura e pastorizia e artigianato; ex lavoratori divenuti uscieri, archibugieri, guardarobieri, giardinieri, arcieri, levrieri: infinite fasulle qualifiche in –ieri, purché non terminanti in –ori come produttori.

 E intanto la sanità si becca il 75% del bilancio regionale. E i fondi?  Facciamo un esempio:  nel 2017 (dopo Cristo, non ai tempi opulentissimi della Magna Grecia, di cui tutti parlano, ed è la prima e più diffusa calabra utopia), la Regione ha speso l’8,1% dei fondi europei; quindi ha rimandato a Bruxelles il 91,8. Poi ha fatto finta di “impegnare”, ma la spesa effettiva è sempre scarsissima.  A questa gente inutile e dannosa, vorreste dare altri soldi? È palese che la colpa è tutta e solo dei Calabresi, e non degli Angiò o dei Marziani.

 Ebbene, gli utopisti, dopo aver deciso che, per il passato la colpa è degli altri, passano ai sogni del futuro. Diventeremo tutti ricchissimi (s’intende, senza fatica) quando il cattivo Nord restituirà alla Calabria le migliaia di miliardi che Francesco Sforza portò via quando da duca consorte di Montalto divenne duca effettivo di Milano. Mai sentito nominare? Poco male: c’è sempre Garibaldi, con cui prendersela, assieme a Cialdini.

 Tutti ricchissimi senza alzare un dito, i Meridionali, e in testa i Calabresi, trascorreranno in panciolle il tempo nelle occupazioni preferite dell’utopia; ovvero, per dirla in dialetto, “poi vidimu”. Poi è un avverbio cui segue sempre un altro poi.

 Quanto a cose da fare nel 2020, l’intellettuale meridionale mica si cura di questa roba così plebea! I suoi campi d’azione… ah, di sogno sono il 2020 avanti Cristo, e il 4040 dopo.

Ulderico Nisticò