Meridione a bersaglio fermo

 L’ultimo è stato Feltri. Una parentesi. Quando la destra – chiamiamola così – era povera e politicamente inesistente, rappresentata ufficialmente dal solo Movimento Sociale, e in certi anni essere di destra comportava, e comportò rischio di vita, in quegli anni di miseria la cultura di destra era vivacissima e produttiva, con fior di libri e analisi politica… Nel 1994, il Movimento Sociale ottenne 5,5 milioni di voti e andò al governo; e da allora il centrodestra – chiamiamolo così – al governo c’è stato per un mucchio di anni, grazie a milioni e milioni di voti. Ebbene, in questo quarto di secolo, la cultura di destra è sostanzialmente sparita, anche perché, nella misura del 99,9%, le fece schifo aderire ad Alleanza Nazionale.

 E non è stato scritto un libro serio, non girato un film… e l’unica canzone “fascista” l’ha cantata, con successo, il compagno De Gregori. Secondo me, ciò è voluto: l’elettore di centrodestra è, detto in generale, una persona professionalmente preparata, però politicamente più ignorante di una scuola di scarpa; e pare che ai suoi capi stia bene così: votano, e silenzio.

 A che serve, questa premessa? A capire da dove spunta Vittorio Feltri; e, se non vi basta, Sgarbi.

 Ma è forse il primo, Feltri, a parlare male del Sud? Certo che no, però assieme a tanti che ne parlano bene. Ed è proprio questa ambiguità, che è specchio di una realtà indefinibile del Meridione.

 I Greci, venendo da una terra brulla e scarsamente produttiva, chiamarono “Megàle” questa nuova Grecia; e magnificarono Sibari, Crotone, Locri, Reggio… per poi dimenticarsene, man mano che le guerre e distruzioni reciproche causarono un’evidente decadenza. I Romani guardarono con sospetto i Bruzi, loro valorosi nemici; ma presto anch’essi si assimilarono all’Italia latina.

 Cicerone ebbe buoni rapporti e clienti del Bruzio, e vi si trovò di persona; ma Seneca, che non vi mise mai piede, parla di un paesaggio orrido e selvaggio: ecco un esempio, primo in mezzo a tantissimi, di sentito dire!

 L’Impero d’Oriente vide nella Calabria (ormai chiamata così) il baluardo della nuova grecità e della religione, contro i “barbari” latini e di obbedienza papale. L’argomento è arduo, e contentatevi per ora; se non che Roma guardò con timore le sopravvivenze di rito greco.

 Il Boccaccio scrive che la costa tirrenica meridionale è il luogo più bello d’Italia; Masuccio Salernitano usa i Calabresi come personaggi rozzi delle sue novelle.

 Viaggiatori non frettolosi e non prevenuti, come il bolognese Leandro Alberti, lodano l’organizzazione agricola dei giardini (vasti appezzamenti integrati) e la buona amministrazione dei feudatari.

 Un anonimo del Seicento coniò, per Napoli e per tutto il Reame, l’espressione “Paradiso abitato da diavoli”, poi ripresa dal Croce. Iniziava il rapporto ambiguo che ebbe e ha sempre la cultura italiana ed europea con Napoli: città seconda per abitanti solo a Parigi; ricchissima di arte disseminata, e perciò spesso misconosciuta; accentratrice di qualsiasi cosa; e con evidenti contraddizioni umane e sociali; e con una sua lingua, quanto meno per la canzone e il teatro.

 Il giudizio europeo su Napoli e sul Meridione peggiorò moltissimo nel Settecento borghese, soprattutto per gli epici e tragici eventi del 1799, e la guerra popolare meridionale, e calabrese in specie, contro i re francesi (1806-12). La cultura “giacobina” disse e dice di tutto, incluse sfacciate menzogne. Ma certo un francese non poteva capire un Ferdinando IV/III che, dopo essere andato a pesca a Santa Lucia, vendeva il pescato litigando con i suoi fedelissimi luciani (“lu-ci-a-ni”); o che Santa Lucia fosse a due passi da Palazzo Reale, essi abituati alla remota Versailles; e i bassi, sotto le case dei principi.

 E oggi? Oggi circa il Meridione si trovano tre diversi atteggiamenti:

  1. Luoghi comuni a raffica. Esempio: molti, mai stati in Calabria, pensano seriamente che ognuno di noi, quando esce di casa, venga subito rapinato e violentato. Quando vengono e si accorgono che è molto più sicuro passeggiare nudi di notte sull’Aspromonte che armati di giorno in periferia di Torino, cambiano subito idea, e non se ne vorrebbero andare più. Se sono intelligenti, aggiungono riflessioni molto politicamente scorrette!!!
  2. Giudizi negativi sulla gestione politica e amministrativa: e qui, detto in generale, hanno… no abbiamo ragione, essendo io uno dei pochissimi meridionali che lo dico per iscritto ed orale. Se la Calabria avesse speso tutti i fondi europei, sarebbe lastricata d’oro con lapislazzuli e rubini; e invece, in mano a politicanti e sederi piatti, è la terzultima d’Europa.
  3. Impacciati tentativi di apologia a colpi di Pitagora, Templari e sbarchi di Ulisse; versione intellettualistica di “mio nonno era barone, però si giocò tutto con le carte e le donne”, e giù una risata da povero idiota.

Ulderico Nisticò