Meridione assente totale

 La presente è una campagna elettorale di una straordinaria povertà di contenuti e persone: la sinistra deve rispolverare l’antifascismo, iscrivendo all’ANPI degli africani clandestini; e il centro(destra) promette quello che, tre volte al governo, non fece. Sulle persone, stendo un velo pietosissimo.

 Ciò premesso, è desolante che non ci sia manco un cenno al Meridione. Un cenno serio, non le frasi fatte che sentiamo a ogni elezione e ogni convegno, e che valgono meno del fiato che le spiffera; e, infatti, non ci crede nessuno.

 Eppure, il Meridione ha dei candidati e li eleggerà, non uno di meno di quanto gli spetta; ad eleggerli saranno gli elettori meridionali, quasi nessuno dei quali costretto con la pistola alla tempia; e se indirizzato da qualche massoneria o altra associazione, in massoneria c’è entrato volontario, anzi ha fatto a gomitate per entrare.

 Qual è la campagna elettorale, a Sud? Promesse: ma non promesse di natura generale per il Sud o almeno per un singolo paesello, solo promesse di natura rigorosamente personale, ovvero assunzione di figlio ciuco, promozione a primario di medico laureatosi a 50 anni e passa, pensione fasulla… Eccetera, ma sempre e comunque “io” e “mio”. Anzi, guai se lo stesso favore lo fanno a qualcun altro. Come scrisse Alianello, “Il peccato capitale dei Meridionali è l’invidia. Non vogliamo star bene, vogliamo che il nostro vicino soffra”.

 Perciò ogni singolo elettore vuole un favore per sé, e solo per sé.

 Favore, di che tipo? Se, faccio per dire, si aprisse un’industria, che essa comprenda, su mille addetti, almeno cinquecento amministrativi e trecento custodi; i duecento operai, sono un pretesto: tanto l’industria dopo due mesi chiude; come del resto la produzione di qualcosa, che quasi sempre non ci sarà. Fantasia? Ricordatevi di SIR, Saline, Isotta Fraschini, Lamborghini, palline da tennis a Crotone…

 Conoscendo gli elettori, i candidati non perdono tempo a promettere agricoltura, foreste, miniere, fabbriche, turismo e qualunque cosa provochi sudore… Promettono posti (di non-lavoro!), e tutti felici.

 E che fanno, gli intellettuali, i poeti, i filosofi, gli sbarcatori di Ulisse, i cacciatori di Templari, i professoroni? Se qualche rara volta hanno aperto bocca in tempi tranquilli, ora, durante la campagna elettorale, stanno più muti delle giraffe a casa delle tartarughe.

 I meridionaldomenicali sparafandonie passate e future? Giurano di essere pronti, per amore del Meridione, a tutto, a combattere e morire… beh, quasi a tutto, tutto tranne presentare una lista. Già, anche pochi, ma toglierebbero voti al politicante che foraggia i convegni e le cene! La restaurazione delle Due Sicilie è rimandata a ddd. “Terroni” di Pino Aprile ha venduto 400.000 copie e ha convinto solo qualche centinaio di polli.

 I Meridionali, domenica prossima, eleggeranno i soliti afoni, quelli che stanno in parlamento cinque anni e non prendono la parola neanche al bar, anche perché, in larga misura, avvezzi solo al dialetto. Del resto, similia cum similibus; e per chi non sapesse il latino, “A gatta da dispensa, com’è ti pensa”.

 Va bene, saltiamo il 2018; speriamo in meglio nel 2023. Intanto la Calabria, che è in crollo demografico, si troverà spopolata, e non ci saranno più né eletti né elettori.

Ulderico Nisticò

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