Mettiamo mano a ridurre i Comuni

I Comuni calabresi erano 409, oggi, con le due operazioni Casali del Manco e Corigliano-Rossano, ne sono venuti meno cinque, e siamo comunque all’assurdo numero di 404 per una popolazione nominale di due milioni di anime. Un bel po’ di Comuni sono commissariati per più o meno reali infiltrazioni mafiose (basta un quarto cugino!); e tantissimi sono in dissesto o sull’orlo. Attenti, cortesi lettori, a queste riflessioni:

– Almeno due terzi dei Comuni calabresi non risalgono ai tempi del re Italo e della Magna Grecia, ma, in quanto enti, sono stati istituti o nel 1807 da Giuseppe Bonaparte o nel 1811 da Murat; e prima erano solo Casali. Perciò, nessuno accampi una presunta millenaria storia.
– Quando vennero istituiti, ciò si fece per venire incontro agli interessi di nobili e borghesi schieratisi con i Francesi; e perciò gli agri comunali furono tracciati con i più assurdi criteri. Pensate solo alla casa territorio di Petrizzi però sulla strada Satriano-Gagliato. Guardate una cartina, e vi metterete le mani sui capelli.
– Moltissimi dei 405 Comuni hanno vasto agro e scarsissima popolazione, spesso indicata come sui 500 abitanti.
– Gli abitanti sono tali all’anagrafe, ma molti, o i più, vivono stabilmente altrove se non molto lontano. Recatevi in un qualsiasi paese verso mezzogiorno: ragazzi, è così che si fa un analisi sociologica, mica dando retta ai numeri ufficiali!
– E mica solo i piccoli centri: Cosenza ha meno di 60.000 abitanti.
– Gli intrecci di territori impediscono ogni programmazione e piano regolatore seri. Gasperina, per dirne una, è una specie di T che va dal colle a Montepaone e Stalettì, ma non ha mare.
– Alcuni pochi Comuni hanno saputo utilizzare economicamente i territori: penso a S. Sostene e Isca; molti altri non hanno alcuna idea di che farsene, e li ignorano.
– A proposito: Comuni spopolati hanno agri enormi; Soverato, appena 7,5 kmq; Tropea, la metà!
– Quanto alle risorse finanziarie, c’è solo da piangere.
– La classe politica è quella che è, e, in proporzione alla popolazione, è difficile che migliori.

Insomma, ci sono ottimi motivi perché la prossima campagna elettorale regionale abbia per principalissimo argomento la riorganizzazione del territorio calabrese, con l’accorpamento di almeno 300 sui 405.

Attenti, però: quando, nel 1807 e ’11, vennero istituti i Comuni, si scatenarono i peggiori appetiti e interessi particolari. Non deve succedere il contrario e l’uguale, quando dovessimo accorparli. Serve uno studio serio, che affacci proposte logiche e scientifiche. Una commissione (senza i soliti raccomandati), composta da:

– un geografo;
– un geologo;
– un sociologo;
– un antropologo;
– uno storico;
– un archeologo;
– un economista generale;
– un economista del turismo;
– un agronomo;
– un ingegnere del traffico.

Come si fa a garantire che sarà una commissione seria? Semplicissimo:

– nessuna retribuzione, o, al massimo, un rimborso viaggi, e vitto e alloggio gratis;
– totale anonimato e obbligo di segretezza con tutti, giornali in testa;
– tempo di lavoro, sei mesi, se no, a casa.

Ulderico Nisticò