Mi scrivono dalla Spagna

 Mi scrivono, più volte, da Santa Eufemia de Cordoba, il paese spagnolo fondato, nel XII secolo, dai cavalieri calabresi, e che mantiene salda la memoria della sua calabresità; e rinnovano le informazioni, e, se potessi, m’inviterebbero alla Settimana Santa. Mi scrivono, nonostante la delusione causata loro dalla Provincia di Catanzaro; e, scrivendo a me, insistono a sperare che, con me, si possa fare qualcosa di serio. Io rispondo di sì, ma non vorrò certo avere a che fare con la Provincia o con la Regione o con qualsiasi altra trappola politica e burocratica della Calabria di qui. Beati gli amici spagnoli, illusi della Calabria di là, e che non conoscono la Calabria di qui.

 Ripasso dei fatti: dopo infiniti contatti, e dopo un convegno a giugno 2017, nell’ottobre del 2017 medesimo, finalmente la Provincia scrive una lettera ufficiale d’invito, sebbene sul vago; intanto, con amici, mi preoccupo di trovare ospitalità a prezzo di favore, e di organizzare il soggiorno degli ospiti iberici. Lo sapete com’è finita: visti passare invano cinque mesi, il sindaco di Santa Eufemia andalusa manda elegantemente a farsi benedire la Provincia di Catanzaro. Figuraccia mondiale!!!

 Incontro personalmente, per caso, il presidente e il vice, i quali, per giustifcarsi, tentano il più vieto e banale scaricabarile calabro: la colpa è sempre di qualcun altro. Io, dopo aver ribadito che la colpa è loro, e che se non sanno o non possono dare ordini ai loro passacarte, è colpa due volte, li saluto con il massimo distacco.

 Alla faccia di Alfonso VII, sotto il quale i nostri cavalieri fecero l’impresa. Alla faccia dei rapporti internazionali, del turismo culturale, dell’immagine della Calabria.

 Perché torno sull’argomento? Per ricordare ai lettori che in Calabria (Calabria di qui) non esiste e non può esistere una politica della cultura. Dico cultura, non antimafia segue cena, e orge di buonismo retorico. Dico cultura, cioè storia arte filosofia… Tutte queste cose sono sconosciute sia ai politici sia, ancora di più anzi, a certi posteriori incollati alla sedia.

 Attenzione, non è un fatto di colore: la politica culturale della Regione è pessima dal 1970; quella della Provincia di Catanzaro, fece eccezione Traversa, e il resto zero.

 E i Comuni e roba del genere? Volete che vi faccia ridere con Borgia? Con Squillace? Con il Parco delle Serre? Alla prossima: ora bastano i cachinni amari alle spalle della Provincia.

 Ah, dimenticavo l’Università di Cosenza, che annovera un insegnamento di storia, e che, evidentemente, della storia se ne frega.

 E poi, diciamo la verità: cavalieri calabresi che vincono… ma no, in Calabria (di qui) deve funzionare solo il più radicato CHIAGN’E FOTTE della tradizione napoletana, in calabrese, “PIJJI PISCI E JESTIMI”. Quando si parla di Calabria, sono ammessi sono piagnistei… lautamente retribuiti, altro che Alfonso l’imperatore!

Ulderico Nisticò

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