Milano, generazione o “degenerazione” urbana?


Sono un “dimorante” milanese,così come vengono definiti coloro che dimorano  per brevi  periodi nel   Comune di Milano,  e durante i tantissimi anni di questa mia condizione di pendolare mi  sono spesso  chiesto  quale modello di sviluppo urbanistico e di relazioni  umane perseguissero negli ultimi decenni  i suoi amministratori di centrodestra e di centrosinistra.

Una città  di grandi , medie e piccole dimensioni  vive se riesce a trovare un equilibrio  sociale prima che economico tra i vari ceti che la compongono. Quando  si eccede nel privilegiare un ceto rispetto ad altri si crea uno squilibrio dagli effetti devastanti.

È  quanto  sta accadendo  a Milano negli ultimi anni. Da città da “ bere”  dai servizi  efficienti, dal traffico ordinato, dalla sanità  eccellente,  dalle mille opportunità  lavorative  , da una vita sociale  intensa  si è  via via  trasformata in una città  per soli ricchi.

La gentrificazione perseguita scientemente  dalle classi ricche e da quasi tutti i partiti politici ha spinto    il ceto medio ,  fulcro essenziale  di una comunità, ad abbandonare la città.

L’aumento dei prezzi al consumo , del prezzo delle case in fitto o in proprietà , un tenore di vita molto  alto  non consentono al ceto medio di arrivare a fine mese ed ha come unica alternativa  quella di trasferirsi in città o paesi meno cari.

A Milano vivono i ricchi con i loro privilegi ed i poveri che molto spesso delinquono. Il “modello”  o il “salva”Milano  che alcuni partiti dell’attuale maggioranza governativa e da una parte dell’opposizione volevano approvare è  un eufemismo sotto il quale si celava e si cela  una speculazione  edilizia selvaggia senza leggi e regole che avrebbe snaturato e sconquassato l’assetto urbanistico della città .

Al confronto la speculazione  edilizia raccontata  nel film  di Risi , “ le mani sulla città”     sembra un male minore.Ogni modello dovrebbe  essere studiato vagliando tutti gli aspetti e le implicazioni  che comporta e soprattutto  dovrebbe essere attuato in conformità alle leggi esistenti e non in contrasto  con esse o con forzature e interpretazioni interessate.

Di quella Milano da “ bere” è  rimasto per fortuna  il senso civico dei cittadini che hanno denunciato il malaffare e lo scempio  urbanistico che stava avvenendo nei loro cortili e nei loro quartieri.

Purtroppo la politica  ancora una volta ha dimostrato di  non perseguire il bene comune ma quello   dei pochi e trova in questi frangenti una solidarietà “pelosa” fra quasi tutti i partiti  che non distinguono volutamente  la differenza tra  etica,morale e sistema giuridico.

Nicola Iozzo