Mimmo Lucano: una sentenza che fa discutere

Non voglio associarmi al coro di chi quasi ipocritamente ripete il solito mantra: le sentenze non si discutono ma, però ….. 

Vorrei invece tentare di capire del perché in questo paese ad ogni sentenza emessa seguono innumerevoli commenti diversi e contrastanti e ci si divide tra favorevoli e contrari . Ritengo che la causa principale     sia   dovuta ad una legislazione carente e poco chiara che consente al giudice libertà d’interpretazione e d’applicazione della legge.

Una legislazione volutamente contorta per consentire agli avvocati di argomentare in modo capzioso evidenziando le pecche legislative e di trovare cavilli ( il Manzoni scrive una bellissima pagina su come confondere i “ cafoni” ) , ai giudici una certa soggettività nella sua applicazione ed ai politici di fare i più svariati commenti per gridare al complotto e per emettere nuove leggi più astruse delle precedenti ma tali da favorirli in caso dovessero imbattersi in reati. Ricordo, solo per fare un esempio, una fra tutte sulle tante leggi relative alla legislazione tecnica che riguarda la mia professione d’ ingegnere : la 46/90.

Dopo l’entrata in vigore di questa legge   meglio conosciuta come 46/90 o legge sugli impianti elettrici, nel 2008 è stata promulgata una nuova legge sempre sulla stessa materia la 37 / 2008.Tutti i tecnici, me compreso, eravamo convinti che la nuova legge avesse abrogato la precedente, invece era stato mantenuto in vigore un solo articolo della vecchia legge.

Nessuno di noi ha mai capito le ragioni che hanno mosso il legislatore    ad optare per tale scelta e non inserire il contenuto di quello articolo nella nuova legge. Ho citato questo esempio per avvalorare la tesi di chi in modo molto pragmatico sostiene che la legge per i comuni mortali si applica e per gli amici si interpreta. Absit iniura verbis, ma ritengo che questo stato di cose faccia comodo a molti perché ciascuno trae qualche vantaggio.

La sentenza di Lucano sembra spropositata e per molti, compreso il sottoscritto, incomprensibile. Non ho elementi e non è mio compito giudicare chicchessia, ritengo però colpevole il ritardo con cui si è proceduto a rinviare a giudizio Lucano. Quantomeno qualcuno avrebbe dovuto evidenziare in tempo che   Lucano stava contravvenendo le disposizioni sull’accoglienza. In realtà è stato colpito un modello d’integrazione pensato, ideato e fortemente voluto da un uomo d’immensa umanità.

Quel modello aveva suscitato un grandissimo interesse anche internazionale. In questa sentenza si riscontra la crisi della politica e dei partiti, della magistratura e ,soprattutto, del modo d’intendere la solidarietà che sollecita gli appetiti di molti. Proprio oggi ho avuto un breve scambio d’opinione sulla situazione politica in Calabria e su quella nazionale con l’onorevole Nicola Fratoianni che ,guarda caso,  giorni fa nel suo giro elettorale in Calabria aveva incontrato Mimmo Lucano. Si notava un certo rammarico per lo stato attuale e per quello calabrese in particolare.

Non riesco ad immaginare l’impatto della sentenza sulle ormai imminenti elezioni regionali, ma le dichiarazioni scomposte di alcuni politici non lasciano ben sperare. Il mio augurio è che i successivi gradi di giudizio sanciscano la non colpevolezza di un uomo che ha cercato di dare un grande contributo alla rinascita della nostra martoriata Calabria dimostrando che cambiare è possibile. «I have a dream»,  e non basta una sentenza a cancellarlo.

Nicola Iozzo