Miozzo voleva fare il commissario

 Una premessa, così, per distrarci: se Oliverio è colpevole di essersi fatto intervistare, e se le interviste, come l’amore, si fanno in due, com’è che nessuno eccepisce sull’intervistatore Paolo Mieli e le copie del suo certo dottissimo libro, che di Calabria non parlava manco in nota? Così, per sapere. Gli altri coinvolti sono, per dirne alcuni, la Carrà, Marco Travaglio, e, ma chi si vede!, il solito Muccino. Ahahahahahah.

 Miotto ha rinunciato alla nomina. Perché? Per farci un’idea mezzi, dobbiamo attingere ai sussurri dei reticenti giornalisti nazionali e calabresi, i quali mormorano che Miozzo voleva fare il commissario con i poteri, detti in deroga, che vuol dire pieni poteri. Ovviamente, a tre o quattro mesi dalle elezioni regionali, tutti i partiti non ci stanno: tutti, con particolare riguardo a PD e 5stelle.

 Beh, se è così, evviva Miozzo, che voleva semplicemente fare il commissario. Nella figura del commissario sarebbero ovvi, sono impliciti i pieni poteri. Prendete ad esempio il commissario prefettizio di un Comune, il quale, fin quando è in carica, è Consiglio e Giunta e Sindaco; e rende conto alla fine.

 Finora, invece, i commissari alla sanità sono stati una burocrazia in mezzo a tante burocrazie, un potere circondato da infiniti altri poteri, da quelli politici al sindacatino degli uscieri.

 E invece, per come la penso io, il commissario è uno che arriva inatteso e all’ora che gli pare; entra in un reparto senza bussare; controlla se i medici sono lì o stanno altrove, magari in nero; se non ci sono, li aspetta e quando arrivano tardi li licenzia… Intanto, per passare il tempo, studia i conti, eccetera. Basta beccarne un paio, e vedrete come gli altri capiscono la musica: colpire uno per educare cento.

 E ora? Ora basta con la tarantella zoppa dei commissari a caso con mogli riottose e baci prolungati! Basta con i raccomandati del PD e dei 5stelle. Ora, all’improvviso, il governo tira fuori un nome finora mai circolato, quello di Guido Nicolò Longo, prefetto in pensione. Non mi chiedete nulla di lui, perché niente so.

 Se non altro, evitiamo la Bindi; e non è poco.

 Quello che è certo è che Longo non ha chiesto e non ha i poteri né super né medi: è solo un commissario ad acta, per spicciare le pratiche. Non era e non è quello di cui la Calabria ha urgenza e bisogno. È, per restare in campo medico, come se uno avesse la polmonite, e il dottore lo volesse curare con mezza aspirina.

 Ma, come a tutti, concediamo a Longo i cento giorni, ovvero tre mesi, poi lo giudicheremo.

Ulderico Nisticò