“Non siamo eroi del sacrificio, ma architetti ed operai del futuro. I borghi sono oggi spazi di scelta, non sono il passato dell’Italia, ma la sua forma più avanzata di un domani possibile.”
1° Aprile 2026, ROMA – Non più il verbo “partire”, ma i verbi “tornare” e “arrivare”. Non più la rassegnazione del “qui non c’è niente”, ma l’audacia del “qui si può”.
È un cambio di paradigma radicale quello che Miriam Pugliese, fondatrice della cooperativa Nido di Seta e componente del direttivo dell’APS We’re South, ha portato nel cuore delle istituzioni, intervenendo al Senato della Repubblica durante il Convegno Nazionale sui Borghi.
In un’aula carica di aspettative, la voce di Miriam Pugliese ha dato corpo e anima al tema “Giovani e ritorni: strategie per ripopolare i borghi calabresi”, trasformando numeri e statistiche sullo spopolamento in una narrazione fatta di terra, mani, pratiche di r-esistenza quotidiana e di visioni pragmatiche.
Dalla seta la trama di una nuova Calabria – Partendo dall’esperienza di San Floro, dove Nido di Seta ha recuperato l’antica filiera della gelsibachicoltura, Miriam Pugliese ha descritto il ritorno dei giovani come una scelta profondamente politica e comunitaria.
“Il ritorno non è un gesto romantico o un ripiego nostalgico, ma un’operazione complessa che richiede competenze e alleanze,” ha dichiarato Miriam Pugliese. “A San Floro i gelsi erano muti; oggi sono il motore di un’economia che tiene insieme agricoltura, artigianato d’eccellenza e turismo esperienziale. Abbiamo dimostrato che si può generare valore dove sembrava esserci solo perdita.”
Oltre l’eroismo: servono infrastrutture di dignità – L’intervento ha toccato i punti nevralgici delle necessità dei territori interni. Per far sì che il restare ed il ritorno siano scelte sostenibili e non un martirio, accompagnate anche ai “nuovi arrivi” (considerato il trend positivo ed in continua crescita di tanti “nuovi cittadini italiani e stranieri arrivati e divenuti nuovi abitanti dei nostri piccoli paesi, con la lenta costruzione di nuove relazioni e nuove comunità interculturali), Miriam Pugliese ha tracciato una “mappa dei bisogni” imprescindibile:
● Lavoro dignitoso e non emergenziale;
● Servizi essenziali (scuola, sanità, mobilità) che garantiscano la cittadinanza;
● Connettività digitale per rompere l’isolamento;
● Governance partecipata, in cui i giovani non siano solo beneficiari, ma co-progettisti del territorio.
Un appello al Governo: i Borghi come risorsa strategica – Il cuore dell’intervento è stato un appello diretto e accorato al Governo centrale. La sfida del ripopolamento non riguarda solo la Calabria, ma è una sfida nazionale: “I borghi – ha incalzato Pugliese – non chiedono assistenza, ma politiche strutturali e norme semplici.
Chiediamo allo Stato di riconoscere in questi luoghi non un problema da gestire, ma una risorsa strategica per il futuro del Paese, abbandonando completamente l’idea e prospettiva politica di eutanasia dei piccoli paesi e delle aree interne o di un accompagnamento al loro irreversibile abbandono”
La narrazione della possibilità – Contro la “narrazione tossica” dell’abbandono, Miriam Pugliese ha proposto la “semina dei ritorni e dei nuovi arrivi possibili”: che siano figli del luogo, oriundi che riscoprono le radici o nuovi abitanti in cerca di una vita diversa, ogni nuova biografia che si intreccia con un borgo cambia la storia di tutti, ed in cui la comunità era e resta Genius Loci di questi processi di rinascita e ri-abitazione possibile.
“Ogni casa che si riapre è una semina. Non tutto germoglia subito, ma ogni seme cambia il terreno. Siamo qui per dire al Governo che il tempo dell’ascolto deve diventare il tempo del fare insieme.”