Misteri di Calabria: i fondi europei e il Colleoni

 Quando in Calabria scoppia un problema serio, tv e giornali elegantemente sorvolano, e bisogna tentare di capire dal poco che si legge e si sente. C’è chi dice, con ottimi argomenti, che la Regione Calabria rischia di perdere qualcosina come 1.200.000.000 di eurucci, e come al solito per incapacità di progettare e di spendere. Come al solito, dico io, come dal 1970 senza la minima eccezione.

 La Regione risponde che… e non mi convince. Mi paiono i progetti sponda di Chiaravalloti, i soldi “impegnati” di Oliverio, e tutti gli altri giochini di parole per coprire l’inettitudine e il fatto che i fondi restano inutilizzati. 

 Vedete, amici lettori, io sono un uomo molto, ma molto all’antica, e per me, e in italiano, spendere significa spendere, tipo, che so, entrare in un bar e prendere un caffè pagando in contanti; e per me i soldi sono dracme, pecunia, sesterzi, bisanti, augustali, fiorini, zecchini, ducati, tornesi, talleri e dollari, lire, franchi, marchi, sterline… Ecco, vorrei sapere se e quanti tarì ha speso effettivamente la Regione Calabria.

 Tarì, antica moneta araba, ma usata dovunque, e rimasta come memoria nel nostro dialetto. Ecco: quanti tarì ha speso? È vero o non è vero che ne mancano un bel po’? 

 Secondo me, e sulla scorta di quello che ricordo dal 1970, è la solita storia: politicanti di scarsa capacità e passacarte di capacità nessuna; e denaro a fiumi che è arrivato in Calabria, e denaro tornato indietro a Bruxelles.

 Attenzione, l’incapacità della Regione non è intellettuale. Di solito, i politicanti e i sederi piatti degli uffici sono laureati, sono comunque normodotati di cervello. La loro incapacità è morale: è la mamma che da bambini li ammonì così: “Fijjiu, ‘on firmara nenta, ca cu sapa… ”. E invece servirebbero coraggio, intraprendenza, fantasia… e quelle cose che per buona educazione qui non esplicito. Beato Bartolomeo da Bergamo, detto cortesemente il Colleoni. Il Machiavelli, da rude fiorentino, lo chiama più alla paesana, ma il risultato non cambia. Ecco, alla Calabria mancano tali ben dotati capitani di ventura. 

 Chi non ha capito, glielo spiego in privato.

 Ora corre voce che Roberto Occhiuto voglia assoldare capitani di ventura forestieri, lombardi… magari di Bergamo: vedi sopra.

 Bene, benissimo, lo faccia al volo. Del resto, nel nostro piccolo e senza scomodare la storia, vi ricordate il Campeggio, cioè il vero turismo di Soverato? Ebbene, lo fece Saso Sassi, romagnolo. E senza ricordare più recenti romagnoli, se no mi bannano, qui ci vuole Muzio Attendolo Sforza; e, in nome delle pari opportunità, la sua pronipote Caterina, cui lo stesso Bartolomeo di cui sopra faceva un baffo, quanto a fegato… Peccato che non ve lo posso raccontare! 

 Coraggio, Occhiuto: metti in ferie gli impiegati della Cittadella, e lascia mano libera ai lombardi. Vedrai che i soldi li spenderanno, eccome! 

Ulderico Nisticò