Mons. Bertolone, Soverato e la cultura cattolica

zizzania Il prossimo 7 settembre, mercoledì, nella chiesa di Soverato Superiore, verrà presentato il volume del nostro Arcivescovo, mons. Vincenzo Bertolone, “L’enigma della zizzania”, Rubbettino, sulla figura e il martirio di don Puglisi, e, per esso, su quel problema del male che da sempre attanaglia la riflessione teologica e filosofica. Ne diranno il giudice Nicola Durante, il preside emerito Gerardo Pagano e lo stesso mons. Bertolone, moderati da chi scrive.

 Prima di venire al tema, una premessa: dell’avvenimento è stata data pubblicità, e sono stati distribuiti inviti personali; ne diranno i giornali; ne ho parlato in tv e ne parlo su queste colonne. Nessuno venga a dire che non lo sapeva e “non mi potevi telefonare”; e risparmiatevi la bufala “stavo proprio per venire, ma è arrivata una visita… ”, tanto non vi credo. Premessa antipatica, lo so, ma necessaria.

 Lasciando ai relatori e all’Arcivescovo di entrare nel merito del libro, rifletto qui sul perché di questa manifestazione, che ho proposto a Monsignore e ho trovato in lui piena intelligenza.

 La ragione immediata è che si avvicina la ricorrenza di Maria SS. Addolorata, che, come ho spesso ricordato, è patrona dell’intera città di Soverato, e bisognerebbe prenderne atto.

 C’è grande bisogno di cultura cattolica, in un mondo occidentale, italiano e calabrese zeppo di ideologie e di superficiali filosofie, e privo di un sistema interpretativo della realtà. Gli stessi cattolici praticanti sono esposti a influenze culturali, o più spesso mode, di tutt’altro segno: spiritualismo, democrazia, pacifismo, ecologismo alla Rousseau, femminismo, socialismo, buonismo, individualismo… Non discuto, in questa sede, se tali tendenze siano giuste o sbagliate; dico che non hanno carattere cattolico; e sembrano tentativi di colmare un vuoto.

 La cultura cristiana, tuttavia, non lascia vuoti, bensì nel secoli ha sempre dato risposte alle esigenze delle anime e dei corpi: fin dall’inizio, tra persecuzioni e derisioni, gli scrittori detti apologisti combatterono in difesa della dignità della Fede; i padri elaborarono la teologia e crearono due lingue destinate a reggere il mondo per altri mille anni: il duttile latino medioevale e la nobiltà del greco “romeo”; sant’Agostino divenne la pietra miliare di tutta la riflessione filosofica moderna; risposero alle istanze delle città e della nuova borghesia san Domenico e san Francesco, questi creando la lingua italiana di alto stile; san Tommaso d’Aquino, interpretando cristianamente la politica e l’economia (ah, se seguissimo il suo “iustum pretium”!); e intanto, la poesia di Dante e del Petrarca; il tormento di Pascal; la filosofia del Vico; la lingua media del Manzoni; la vis polemica del Papini; la brillantezza di Shaw; né dimentichiamo l’elevazione al cielo delle cattedrali, e tutta l’arte sacra e Michelangelo… E abbiamo toccato solo le maggiori evidenze.

 Come vedete, la cultura cattolica non ha alcun bisogno di prestiti e somiglianze, e possiede un suo poderoso patrimonio, e genuino. E già, la zizzania non è solo il male che si presenta come tale; sono anche “i lupi in veste di agnello”, i quali generano una confusione delle parole. Bisogna recuperare un linguaggio fatto di definizioni e “Sì, sì; no, no”. Con gentilezza, con il sorriso, con educazione: ma se sì è sì, e se è no è no.

 Del resto, la stessa cultura cattolica è dialettica; e lo è il volume di mons. Bertolone, con il suo problema del male tra le piccole cose quotidiane come nella grande storia. È dunque un lavoro concettualmente denso e destinato a suscitare dibattito; oltre che una lettura interessante sotto l’aspetto della scrittura.

Ulderico Nisticò

 

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