Monsignor Cantisani nella nostra storia

 Mons. Cantisani è morto in ginocchio di fronte a Dio, ma in piedi davanti agli uomini, in intelligente intensa attività fino alla fine terrena.

 Lo ricordiamo tutti sempre presente nella vita delle due Diocesi: già, perché, in termini di diritto, venne da noi come arcivescovo di Catanzaro e vescovo di Squillace, e come tale successore di un millennio e mezzo di presuli, tra cui il Sirleto. Gestì con saggezza l’accorpamento tra Squillace e Catanzaro, necessario e utile, ma che non mancava di suscitare qualche dispiacere. Affrontò con energia il nuovo e doppio impegno.

 Quando, per età, lasciò l’incarico, ebbe degni successori: mons. Ciliberti, mons. Bertolone. Ma non lasciò Catanzaro, e nemmeno la Curia: spesso fece quasi da vicario, soprattutto in occasioni sociali e culturali.

 Uomo di cultura, aveva pubblicato interessanti volumi anche durante la sua funzione attiva; da emerito, utilizzò il suo tempo intensificando gli studi sulle Diocesi, e in particolare su quella di Catanzaro, le cui vicende avevano bisogno di chiarificazioni storiografiche e con metodologia scientifica. Ringrazio per Sua memoria, perché mi fece dono dei suoi lavori, e qualcuno lo abbiamo presentato anche a Soverato.

 Lavori seri e ponderati, ma che erano frutto di un profondo amore per Catanzaro e per tutta la Diocesi. Va dunque ricordato, mons. Cantisani, come sacerdote, come vescovo, come studioso, come storico, come catanzarese e squillacese.

Ulderico Nisticò