Morte orribile di una giovane

 Nessuna parola è adeguata al dolore e all’orrore, dopo una così cupa notizia; e nessuna è capace di esprimere la vicinanza alla pena della famiglia e di tutta la comunità della Valle dell’Ancinale. Ci saranno indagini; da quello che appare, si tratterebbe di un branco vivente in quel bosco, e di randagi: o nati tali, o tali divenuti per abbandono. Ciò rende pericolosi questi animali; e i molti altri che, ignoti, possono incontarsi.

 Finora abbiamo denunziato il ben noto pericolo dei cinghiali, la cui presenza è un pesante fastidio, e comporta spesso danni alle cose; ma, che sappiamo, non alle persone. Quanto è tristemente accaduto, è di ben diversa gravità; e non avviene per caso, ma per una precisa questione di etologia. L’etologia è una scienza, non parole in libertà e ad effetto.

Il cane non è un animale naturale, ma è il frutto di un lunghissimo periodo di antropizzazione. Ripeto, non è un animale naturale, se anche lo furono, forse uno o due milioni di anni fa, alcuni dei suoi antenati canidi; non esiste in nessun luogo un cane naturale come sono lupi, volpi, sciacalli; ma che si è formato attraverso migliaia di generazioni di incroci casuali, e in seguito anche artificiali. Da ciò l’infinita varietà di fenotipi, che tuttavia, nella diversità di aspetto, sono tutti cani, e si riconoscono come cani tra loro.

 Animale dunque antropizzato e non naturale, il cane vive, di regola, in simbiosi con l’uomo; collabora con l’uomo per compagnia e caccia e guardia e custodia di greggi, e per attività specializzate; viene nutrito dall’uomo; non è capace, a differenza del gatto, di vivere da solo.

 Se non esiste un cane selvatico, esistono, purtroppo, i cani inselvatichiti; i quali, attenti, non provengono dalla natura, ma provengono da ambienti umani e passano, o per caso o per abbandono, nella natura, che non conoscono e cui non sono abituati: non è il loro ethos, che significa sia luogo sia comportamento abituale. Fanno casualmente branco, e agiscono in modo organizzato, generalmente con un capo. È il comportamento atavico dei canidi, come i lupi; ma, poiché sono non selvatici ma inselvatichiti, senza le regole innate che l’etologia individua nei branchi naturali di lupi e altri canidi.

 I cani inselvatichiti hanno perciò, in qualche modo, gli istinti primordiali di branco, di cercarsi il nutrimento ed evitare il potenziale nemico; ma non hanno il timore naturale degli altri animali, e nemmeno quello dell’uomo. Aggrediscono per questa ragione, perché non hanno la naturale paura. Rarissimo è il caso che degli uomini vengano attaccati da lupi; frequente è che siano assaliti dai cani inselvatichiti.

 E sono tutti effetti avvelenati dell’abbandono del territorio: i cani, i cinghiali, e gli incendi. I campi e i boschi non hanno più popolazione e utilizzazione; e manca ogni provvedimento di Stato ed Enti vari.

 Ora X mi dirà che la colpa non è sua ma di Y; e Y che la colpa non è sua ma di Z; e Z che la colpa è di X; e che l’Ente Tale manca di personale, nel senso che ci sono 99 dirigenti e un operaio; e che… E che tutti continueranno a non fare niente di niente.

 Qualcuno, più intellettuale, negherà l’esistenza stessa dell’etologia, e continuerà ad applicare al comportamento animale qualche sua assurda ideologia buonista ed ugualitaria, che i fatti, terribilmente, smentiscono, ma l’intellettuale non ha occhi e orecchie, e continua a sognare il suo mondo ideale e la sua natura bella e serena e domenicale.

Ulderico Nisticò