Movimenti meridionalistici e soldi

Come disse un cartaginese romanizzato prima a forza poi volentieri, “Sono un essere umano e non ritengo estraneo a me nulla di umano”; nemmeno i soldi, e perciò non mi turbo che la notizia del 209 miliardi di euro (finora, manco una lira: ma speriamo!) abbia svegliato persino la più dormiente categoria meridionale, i professori universitari e professori in genere; e che abbiano partorito delle idee. Ben vengano.

Circolano anche ipotesi di movimenti meridionalistici. Attenti, non mi riferisco alle fandonie di Pino Aprile su ricchezze che mai furono e mai saranno; o alla speranza di essere nominato anche lui senatore a vita in nome del “genocidio”… Questi sono movimenti da mille applausi e nessun voto, e che nemmeno i plaudenti si sognano di prendere in considerazione.

Mi giunge notizia che qualcuno ci voglia provare sul serio. Ebbene, che si può fare, per il Meridione?

1. Niente sogni del futuro e del passato. Le fantasie, lasciamole all’amore e al teatro e alla poesia. Al Sud serve duro e selvatico realismo.
2. Studio delle infrastrutture utili.
3. Arresto immediato di chiunque chieda uno svincolo sotto casa della zia… e diciamo zia.
4. Spese immediate in qualsiasi cosa si decida di fare.
5. Analisi delle risorse naturali, quelle vere, con divieto di citazione di poeti antichissimi e viaggiatori stranieri di rapidissimo passaggio. Ecco un compito per le università, ma solo con criteri scientifici.
6. Proposte credibili e praticabili di produzione e commercializzazione.

7. Arresto immediato di chiunque inauguri un capannone vuoto; per chiunque, intendo anche sindaco e prefetto che taglino il nastro, e prelato che benedica il nulla.
8. Ripensamento generale dell’industria turistica, con attenzione a quelle varianti dei bagni che qui spesso ignoriamo: salute, terza età, cultura, turismo religioso, esperenziale… Tutte cose sconosciute al gestore di obsoleto lido che ozia due mesi e dorme gli altri dieci.
9. Moratoria almeno decennale del piagnisteo cinematografico e letterario.
10. Recupero dell’informazione minima (quasi sempre carente o nulla) di storia meridionale vera, arte, archeologia…
11. Macroregione Meridione: ne abbiamo parlato più volte, ripassatevela. Di conseguenza, abolizione dei Comuni sotto i 20.000 abitanti.

Per ciò fare, occorre una classe culturale e politica del tutto diversa dall’attuale. E siccome l’attuale non ce l’hanno mandata i Marziani, ma la eleggono i Meridionali, urge un radicale mutamento di testa dei Meridionali suddetti, a cominciare dai giovani; e dall’arresto immediato della mamma che ancora parli di posto per il figlio maschio da tenere sotto chioccia a vita.
Lo facciamo, un movimento meridionalista così? Date segni di vita.

Ulderico Nisticò