Napoleone politicamente scorretto

Il 5 maggio correranno due secoli dalla morte di Napoleone. Già leggo che in Francia un branco di fanatici si sta accanendo contro la sua memoria, con il solito vizietto di applicare al passato ideologie di oggi: sempre ammesso, e non minimamente concesso, che tali ideologie siano genuine e non patacche. Accusano Napoleone di essere stato “dittatore, megalomane, razzista…”. Con questi giochini, condanniamo un buon 95% di tutti quei signori, e anche signore, che fanno bella mostra di sé sui libri di storia, letteratura e filosofia.

Dante, per esempio, era scandalizzato che a Firenze ci fossero stranieri… rom o africani, pensate voi? macché, di Lastra a Signa e Figline Valdarno e Campi Bisenzio. Lo giuro: leggete Par. XV, e altrove. Avrebbe composto sdegnatissime terzine, sapendo che diventava sindaco uno di Rignano!

Ora che facciamo, cacciamo Dante e mettiamo al suo posto la Capanna dello zio Tom? Oppure arrestiamo Romeo perché Giulietta era minorenne? A proposito, era minorenne anche Romeo: tutti e due in galera; s’intende, celle separate.

O secondo voi, Napoleone prima di emanare gli editti che cambiarono l’Europa intera, e sono in gran parte ancora in vigore, doveva indire le elezioni con tanto di campagna elettorale e governo di coalizione, e ogni decreto un “dialogo” di qualche decennio? Fece le riforme con l’unico mezzo con cui si fanno: a forza, e sul tamburo, in una settimana. Che poi siano state tutte buone o mezze o così così, ne parliamo in altra sede. Ma, come Cesare, fece i decreti a mano armata. Del resto, aveva detto: “La rivoluzione è un’idea che ha incontrato delle baionette”. Attenti, disse baionette, non sommosse di emarginati ubriaconi e sfilate di sardine: disse la forza organizzata e disciplinata.

Questo fu Napoleone. Se lo dobbiamo giudicare come condottiero, invece, le scoppole furono di gran lunga peggiori delle vittorie: Mosca, Lipsia, Waterloo, tanto per fare tre esempi.

Del resto, se ai Francesi, o ad alcuni, Napoleone non piace, basta facciano una piccola revisione storica. Egli nacque il 15 agosto 1769 ad Aiaccio, quindi pochi mesi dopo che Genova aveva venduto la Corsica alla Francia. Qualcuno pensò a un certificato poi taroccato. I Buonaparte (Bonaparte per i Francesi) erano dei piccoli nobili corsi di origine toscana, e non avevano nelle vene nemmeno la più sperduta goccia di sangue d’Oltralpe. Ma in Francia non ragionano così, e per loro conta lo “ius soli”, quindi la carta d’identità. Nato in un territorio diventato per caso e filo filo francese, Napoleone per loro è francese. La Francia, per i Francesi, è uno Stato, non una Nazione.

Anche per lui stesso, Napoleone era francese, ma non certo per nazionalità, in senso politico e per scelta. La Francia, il suo popolo, il suo esercito, le sue risorse, erano per lui lo strumento ideale al fine di attuare le riforme borghesi e centraliste e di ammodernamento; e lo era soprattutto la lingua francese, lingua anch’essa centralista e razionale e da “idee chiare e distinte”. E infatti venne battuto in campo dai Tedeschi quando questi, auspice Fichte, presero coscienza che chi parla tedesco è intrinsecamente diverso da chi parla francese: è l’Io spirituale che si oppone al Non-io materialista e borghese. Vedete dove va a ficcarsi la grammatica?
Ora, cari lettori, secondo voi, di fronte a questi argomenti di portata cosmica, e che spiegano l’intera storia d’Europa negli ultimi due secoli, io posso prendere in considerazione quattro zitelle isteriche e il loro starnazzare che era poco femminista perché ad Austerlitz i suoi soldati erano tutti maschi? Beh, su questo argomento di Napoleone e donne torneremo un’altra volta, e ne vedrete delle belle. Intanto, a dispetto delle suddette nevrotiche, si dice che ogni volta che vinceva una battaglia, la prima cosa che gli veniva a mente era gridare “Une femme, une femme… ”, e qualcuno lo accontentava. Bruto maschilista, questo imperatore!

A proposito di assurdità, hanno beccato un provvedimento della Regione Calabria che è copiato da carte della Lombardia, e si sono scordati di cambiare il nome. Napoleone avrebbe spedito tutti alla Caienna… E dovevano ritenersi fortunati, al confronto del povero Enghien fucilato su due piedi.

Ulderico Nisticò