Nardodipace, specchio della Calabria

Ogni tanto, qualche amico di Nardodipace fa capolino sui social, per amore del suo paesello. E io ripenso alla vicenda dei megaliti, vero specchio delle distorsioni della subcultura calabrese.

Vengono “scoperte”, nel senso che se ne prende atto e consapevolezza, delle emergenze di granito che, per disposizione e forma, pongono il legittimo dubbio se siano naturali o antropiche. Di megaliti antropici è zeppo il Mediterraneo, e basta una gita a Malta; o le mura ciclopiche del Lazio…

Un geologo dell’UNICAL, facendo il suo mestiere, si offre di effettuare i cosiddetti carotaggi, per determinare se sotto i megaliti ci sono altre rocce o no; e se non ci sono, sarebbe alta la probabilità trattarsi di opere umane.

Io scrivo subito al sindaco, affermando quando segue:
– Tutto il nostro territorio presenta molte pietre “sacre”: S. Antonino, Pietra del diavolo, Pietrabalena…
– Il mito, narrato da Tucidide, Aristotele, Dionigi e vari altri, parla di un re Italo nel centro dell’attuale Calabria;
– È importante una ricognizione della toponomastica, per intuire se resta qualche memoria linguistica;
– Così per leggende popolari autentiche, da raccogliere presso gli anziani analfabeti, e non presso grecisti della domenica;
– Sono decisive le indagini geologiche.

Mi dicono di sì: a me dicono sempre tutti di sì, poi, siccome io sono intelligente ma loro sono furbi, se ne fregano. Aspettate.
Intanto si sparge la voce, e, udite udite, arrivano comitive di curiosi. Ricordo io una mitica spedizione degli Exallievi salesiani. Si chiama niente di meno che turismo culturale.

Mentre dunque le cose si stavano mettendo benino, arrivano i barbari. Pensate voi Unni, Vandali… ma no: in Calabria i barbari sono tutti laureati. Uno spara la bufala immane che quei pietroni – mai indagati, mai studiati ancora – siano i Lestrigoni di Ulisse: e potevate immaginare voi, che in Calabria non spuntava Ulisse? Ahahahahahahahahahahahahahahah. Anzi l’Ulisse di Nardodipace sbarca persino più in alta montagna dell’Ulisse di Tiriolo!

Un altro – ma i due camminavano assieme – s’inventa che da quelle parti stavano i Pelasgi, e legge dei segni come fossero Topolino: “Le donne uscirono dalla porta… ” e via per quindici righe e oltre, con tutti i pettegolezzi del caso.
Erano due elucubrazioni assolutamente campate in aria; e, proprio per questo, ottennero a Nardodipace e altrove un luminoso successo. Venne scritto l’immancabile libro, sorse un’associazione, si gridò al miracolo…

La scienza ufficiale dell’epoca, la quale non aspettava altro che una buona scusa, decretò che non c’era niente di archeologico, e tanti saluti.
Così finì la vicenda di Nardodipace. Che del resto è identica a quella di Ulisse a S. Eufemia e Tiriolo, Ulisse a Copanello, Ulisse a Catanzaro Lido, Ulisse in ogni buco della Calabria. Uguale ai Templari, tali che ce ne siano più in Calabria che a Gerusalemme e a Parigi, ai tempi delle Crociate.

Provate a parlare di storia calabrese vera: vi guardano come un matto. Con questa Calabria, poi vi meravigliate che spunti il massmediologo Davi, e che giornali e tv lo piglino sul serio?

Ulderico Nisticò