‘Ndrangheta – Arrestato dai carabinieri il latitante Paolo Alvaro

bunker-latitante1Un latitante ricercato dal 2009. Paolo Alvaro, 50 anni, è stato arrestato a Melicuccà dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria insieme a quelli dello Squadrone Cacciatori Calabria e della Compagnia di Palmi, dopo essere stato scoperto in un bunker sotterraneo realizzato in un capannone attiguo alla sua abitazione. L’uomo, ritenuto affiliato all’omonima cosca, detta “carni i cani”, era sfuggito all’arresto in occasione dell’operazione Virus.

Alvaro era ricercato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, per associazione mafiosa, procurata inosservanza di pena e riciclaggio. L’uomo è stato individuato all’interno di un bunker in muratura di circa 15 metri quadri al quale si accedeva tramite una botola scorrevole su binari, ricavato nel pavimento di un capannone adibito a rimessa attiguo alla sua abitazione. Alvaro è ritenuto responsabile di aver fatto parte della cosca omonima, attiva a Sinopoli, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Cosoleto, Villa San Giovanni, Reggio Calabria e altri comuni della Piana di Gioia Tauro, con ramificazioni a Roma e Torino, e dedita al conseguimento di ingiusti profitti e vantaggi attraverso il controllo del territorio e delle relative attività economiche e produttive. Inoltre, insieme al padre Domenico, Paolo Alvaro si sarebbe prodigato per assicurare la latitanza del capo cosca Carmine Alvaro, fornendogli supporto logistico, rapportandosi con lo stesso per diramare i suoi ordini agli associati e per il compimento delle attività della cosca. In particolare, secondo l’accusa, ha messo a disposizione del boss la propria masseria in contrada Caracciolo, nel comune di Melicuccà, dove il latitante aveva trovato rifugio e base logistica e che utilizzava per incontrarsi con gli altri associati per la gestione degli affari della ‘ndrina. Incontri ai quali partecipava lo stesso Paolo Alvaro che avrebbe svolto anche funzioni di vigilanza in favore del capocosca latitante e avrebbe fatto da tramite tra il boss e gli altri associati, in particolare per la gestione delle operazioni di riciclaggio di valuta estera.

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