Ndrangheta, blitz della Dda di Milano contro narcotraffico ed estorsioni: arresti

Quattro arresti e una chiusura di indagine nei confronti di 27 persone per reati che vanno dall’associazione di stampo mafioso al narcotraffico, dalle estorsioni alle attività illecite legate al recupero crediti. Questo l’esito di una indagine coordinata dal pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti, e denominata ‘Medoro’, svolta dai carabinieri del Ros che riguarda un gruppo ‘ndranghetista facente capo alla famiglia Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia).

Eseguite perquisizioni in tutta Italia. Come si legge in un comunicato del procuratore della Repubblica milanese, Marcello Viola, il gruppo avrebbe “dimostrato la capacità di estendere la propria forza di intimidazione anche al di fuori dei confini nazionali, in particolare nelle isole Baleari”. Dall’attività di indagine è emersa la figura di una avvocatessa che, “ritenendo di vantare un credito di oltre 40 mila euro” nei confronti di un piccolo imprenditore della Lombardia, si sarebbe rivolta a tre persone contigue a Cosa Nostra, alla ‘Ndrangheta e alla Sacra Corona Unita. Quest’ultima parte dell’inchiesta è svolta dalla Squadra mobile milanese, i cui accertamenti hanno consentito di dimostrare che la donna si sarebbe rivolta a un individuo vicino alla nota famiglia di mafia Fontana.

L’inchiesta sul “gruppo mafioso” radicato in Lombardia e in particolare nella provincia di Milano, come spiega il procuratore, è partita nella primavera 2018. Alcuni degli indagati sono legati “da vincoli di parentela” con esponenti del clan Mancuso di Limbadi.

E’ venuto a galla un maxi traffico di droga con movimentazioni da quasi 100 kg, tra hashish, marijuana e cocaina e una “importazione di quasi 2 tonnellate di hashish” per un volume di affari di alcune centinaia di migliaia di euro. Poi, le attività di recupero crediti con modalità estorsive e “intimidazioni” per “coartare la volontà dei debitori” ma anche per “costringere gli stessi creditori a sottostare alle imposizioni ricevute” riguardo ai “compensi” da girare al clan.

Recupero crediti che in parte si sarebbe svolto anche alle Baleari, dove “gli indagati hanno esportato il loro know how criminale, offrendo il ‘servizio’ di recupero crediti ad imprenditori locali ed espandendosi nel settore della sicurezza dei locali notturni”.

Le tre persone a cui si sarebbe rivolta l’avvocatessa avrebbero posto in essere “pesanti minacce, intimidazioni ed appostamenti nei confronti” della vittima, un piccolo imprenditore, per obbligarlo a restituire quei 40mila euro ‘maggiorati’ del compenso per “il loro intervento”.

Sarebbe stato l’esponente del clan di Cosa Nostra dei Fontana a sollecitare l’intervento di “un ‘Mancuso'” e di un altro presunto mafioso vicino alla Sacra Corona. Quest’ultimo, detenuto, sarebbe comunque riuscito a mandare tramite WhatsApp “messaggi fortemente intimidatori” con foto di “micidiali armi da guerra”. Con un’operazione della Dda è stata tutelata la “incolumità” dell’imprenditore in questo “allarmante scenario criminale”. Tre degli indagati sono in carcere e uno ha l’obbligo di firma.