‘Ndrangheta – Ecco chi comanda in Calabria provincia per provincia

Sempre più “radicata fuori Regione e all’estero”, ancora legata “al rigido rispetto di usanze e ritualità tradizionali che non si risolvono in mero formalismo”, ma con una “maggiore vocazione imprenditoriale”. E’ il ritratto che la Direzione investigativa antimafia ha fatto della ‘ndrangheta nella sua seconda Relazione semestrale del 2018. La criminalità organizzata calabrese, per gli analisti della Dia, mostra ancora le connotazioni di “una consorteria strutturata su base territoriale, ancorata ai vecchi vincoli familiari” (il che si traduce in un numero inferiore di pentiti rispetto ad altre realtà di mafia) ma le varie cosche, grazie alle ingenti risorse economiche di cui dispongono, hanno la possibilità di fare investimenti significativi nelle aree più floride del nostro Paese (come il nord d’Italia) e in diversi Stati esteri (Germania, Austria e Canada ‘in primis’). I recenti affari legati ai giochi online e alle energie rinnovabili vanno ad aggiungersi alle attività redditizie più tradizionali, come il narcotraffico internazionale, l’infiltrazione negli appalti pubblici e la gestione illecita del comparto agricolo.
Ma ecco l’analisi della Dia del fenomeno criminoso, provincia per provincia, aggiornata al dicembre di un anno fa.

PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA: gli esiti giudiziari hanno esaltato in questi ultimi anni l’egemonia delle cosche Libri, Tegano, Condello e De Stefano. Tra i vari aspetti criminali, c’è l’operatività di un”area grigia’ funzionale al condizionamento del voto. L’operazione antimafia del novembre 2018, denominata ‘Galassia 28’, ha consentito di scoprire come altre cosche, come quelle dei Piromalli, Pesce e Bellocco, si siano dedicate anche alle attività illecite connesse al settore del gioco e delle scommesse. Le cosche del mandamento tirrenico, in virtù di una “spiccata propensione imprenditoriale”, hanno nel porto di Gioia Tauro “una delle rotte preferite dai trafficanti internazionali di stupefacenti”.

PROVINCIA DI CATANZARO: nel capoluogo catanzarese gli esperti della Dia confermano l’operatività dei clan dei Gaglianesi e degli Zingari, che operano soprattutto nei quartieri meridionali, mentre, più in generale, nella provincia permane la forte influenza, anche sotto il profilo imprenditoriale, della cosca cutrese dei Grande Aracri, cui nel febbraio di un anno fa sono stati sequestrati sei campi sportivi, 65 beni immobili e una decina di aziende. Il territorio di Lamezia Terme è convenzionalmente ripartito in tre aree, rispettivamente di competenza dei clan Torcasio-Cerra-Gualtieri-Iannazzo e Giampà – cui si affiancano compagini di minor rilievo – ancora protagonisti di azioni estorsive sul tessuto economico locale.

PROVINCIA DI VIBO VALENTIA: è sempre il territorio di riferimento della famiglia Mancuso di Limbadi, in solida alleanza con le cosche reggine, in particolare quelle della Piana di Gioia Tauro. Nel corso del secondo semestre 2018, a parere della Dia, il territorio è stato segnato da “una certa effervescenza criminale”, rappresentata da due agguati mortali a Nicotera. L’operazione ‘Via col Vento’ (luglio 2018) ha evidenziato “l’estrema pericolosità della cosca Mancuso non solo nel profilo militare ma anche in quello, più insidioso, delle infiltrazioni negli apparati politico-amministrativi e nel mondo imprenditoriale. Le indagini hanno fatto luce su numerosi episodi estorsivi ai danni delle società multinazionali impegnate nella realizzazione dei parchi eolici nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, e delle imprese appaltatrici non colluse, costrette a corrispondere alle cosche una percentuale sull’importo delle opere da eseguire. Con riferimento al territorio vibonese, gli imprenditori interessati dovevano interfacciarsi con i Mancuso e con gli Anello di Filadelfia.

PROVINCIA DI CROTONE: qui la ‘ndrangheta continua ad esercitare la propria egemonia attraverso la cosca Grande Aracri, con il locale di Cutro, che rappresenta il punto di riferimento anche per le altre famiglie, potendo allo stesso tempo vantare consolidate alleanze con le cosche della provincia di Reggio Calabria, del capoluogo di regione e dell’alto Jonio cosentino. Sempre facendo riferimento all’operazione ‘Via col Vento’, le indagini hanno accertato, per il territorio crotonese, che gli imprenditori interessati alla realizzazione del parco eolico di San Biagio e di quello di Cutro dovevano interfacciarsi con i Trapasso. A Cirò sono attivi i Farao-Marincola, con proiezioni operative anche sui territori dello Ionio cosentino e con ramificazioni nel nord Italia e in Germania. La cosca è stata colpita in occasione dell’operazione chiamata ‘Stige’, conclusa nel gennaio 2018 dall’Arma dei carabinieri, con il coinvolgimento di 169 persone e la scoperta che le famiglie vantavano interessi economici in Calabria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Germania, nei settori delle forniture di prodotti, nei servizi portuali, nell’offerta di prodotto pescato, nel lavaggio industriale di tovagliato per le strutture alberghiere, nella distribuzione dei prodotti da forno, nella gestione dei servizi funebri, nel taglio degli alberi, nella vendita del legname e nello smaltimento dei rifiuti urbani.

PROVINCIA DI COSENZA: per gli analisti della Dia, le cosche Abbruzzese e Rango-Zingari, in connessione con i gruppi Lanzino-Patitucci e Perna-Cicero, controllano il territorio. Dopo una guerra di mafia, i sodalizi consentini hanno preferito raggiungere una pax mafiosa, che prevedeva un patto di non belligeranza e l’equa spartizione dei proventi delle varie attività illecite. Le indagini collegate all’operazione della Finanza denominata ‘Lande desolate’ hanno consentito di ricostruire “un diffuso sistema illecito che, attraverso la reiterata commissione di falsi, abusi e atti corruttivi, ha compromesso il corretto impiego di risorse pubbliche, nonché plurime violazioni nella gestione degli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea e degli impianti sciistici di Lorica”.