‘Ndrangheta in Lombardia, calabresi condannati con pene per oltre un secolo

Il processo sul controllo mafioso di bar e locali della movida. Il principale imputato, Giuseppe Morabito, nipote del boss «U Tiradrittu», si vede infliggere la pena più pesante, 18 anni e 12mila euro di multa.

Condanne per oltre un secolo per i nove imputati nel processo per il presunto controllo della ‘ndrangheta su bar e locali di Cantù. La sentenza di primo grado, letta venerdì mattina in Tribunale a Como, condanna a vario titolo tutti i nove imputati. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero antimafia Sara Ombra, aveva chiesto pene complessive per 113 anni, riconosciute quasi in toto. Il principale imputato, Giuseppe Morabito, nipote del boss «U Tiradrittu», si vede infliggere la pena più pesante, 18 anni e 12mila euro di multa. Tra le altre condanne, 16 anni e 6 mesi per Domenico Stati e 16 anni e 4 mesi per Rocco Depretis. Per gli altri imputati, le pene sono inferiori ai 10 anni: Luca Di Bella 7 anni: Jacopo Duzioni 7 anni e 8 mesi; Antonio Manno 9 anni e 8 mesi; Andrea Scordo 7 anni e 8 mesi; Valerio Torzillo 9 anni e 8 mesi; Emanuele Zuccarello 8 anni e 8 mesi.

Per l’accusa, l’aggravante del metodo mafioso e la mano della ‘ndrangheta sono indiscutibili e sono elementi fondamentali per spiegare quanto accaduto nel centro di Cantù nei mesi successivi alla gambizzazione, il 10 ottobre del 2015, di Ludovico Muscatello, nipote del boss Salvatore. Mesi di violenza che hanno coinvolto il cuore della Città del Mobile, piazza Garibaldi e bar e locali della zona circostante.

Tra gli episodi contestati a vario titolo agli imputati, violenti pestaggi, risse che hanno coinvolto decine di persone, estorsioni, una bottiglia incendiaria lasciata davanti a un bar, un proiettile sul tetto dell’auto del titolare di un locale, consumazioni pretese e non pagate nei bar. Per le difese si trattava di episodi riconducibili nell’alveo del bullismo o poco più. Opposta la tesi dell’accusa, recepita dalla sentenza di primo grado. Le motivazioni saranno rese note entro 90 giorni. I difensori preannunciano ricorsi.

 

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