‘Ndrangheta – Inquirenti preoccupati per l’uccisione dell’uomo della cosca Commisso

“Possiamo solo dire che si tratta di un episodio preoccupante che dimostra la necessità di non abbassare mai la guardia nell’azione di contrasto alla ‘ndrangheta”. In contesto in cui è maturato l’omicidio di Carmelo Muià non lascia spazio a molti dubbi né, però, lascia tranquilli gli inquirenti. Le dichiarazioni, in merito, del procuratore aggiunto delle Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo la dicono lunga sulle preoccupazioni degli uomini dell’antimafia e degli investigatori chiamati a risolvere un delitto di non facile soluzione.
Il magistrato preoccupato “Possiamo solo dire che si tratta di un episodio preoccupante che dimostra la necessità di non abbassare mai la guardia nell’azione di contrasto alla ‘ndrangheta – dice Lombardo -. Nella Locride e in tutto il distretto di Reggio Calabria lo Stato è chiamato a impiegare con costanza le migliori risorse investigative, i cui organici devono essere adeguati rispetto al grande lavoro richiesto. Anche quando non si manifesta con gesti eclatanti o violenti, la ‘ndrangheta mantiene il suo ruolo di primissimo piano nel panorama delle mafie nazionali ed internazionali. Siamo chiamati a svolgere indagini ampie che non si limitino a risultati parziali ma che consentano di avere risposte sempre più precise sulle dinamiche interne all’organizzazione e sulle sue linee evolutive. Lo abbiamo finora e continueremo a farlo con la dovuta determinazione».

 Il commerciante di carni di 45 anni, Carmelo Muià, sorvegliato speciale, è stato ucciso nella tarda serata di ieri a Siderno, sulla costa ionica delle provincia reggina. L’uomo è stato raggiunto da sette colpi d’arma di pistola calibro 7.65: uno alla testa, due al torace e quattro alle spalle. L’agguato è stato portato a termine sotto casa, in via Dromo, intorno alle ore 20, mentre rincasava in sella a una bicicletta elettrica. Trasportato all’ospedale di Locri, è deceduto subito dopo. Sul posto sono intervenuti gli specialisti della polizia scientifica e gli investigatori della Squadra Mobile diretta dal primo dirigente Francesco Rattà e dal suo vice Fabio Amore, e personale del commissariato di Siderno diretto dal primo dirigente Antonino Cannarella.

 La matrice mafiosa in questo momento pare fuori discussione, anche se gli inquirenti non stanno scartando nessuna ipotesi per poter giungere a individuare il killer che ha ucciso Muià. Per questo motivo, per tutta la notte di ieri sono stati sentiti dalla polizia, che sta effettuando le indagini, amici e parenti della vittima e pare anche qualche pregiudicato della zona. Muià, secondo quanto emerge dalla cronache giudiziarie e non solo, era una figura di primo piano del potente clan di Siderno dei Commisso. L’uomo era stato condannato per mafia a 6 anni nel processo “Crimine” ed a 7 anni in primo grado nel processo “La Morsa sugli appalti pubblici”. Sembrava un intoccabile e il timore degli inquirenti è che gli equilibri criminali nella zona possano essersi rotti. L’unica cosa certa al momento, comunque, è che l’omicidio di Muià è di quelli che fa rumore. A Siderno, dopo anni di sangue, da tempo i clan sembravano aver cessato le ostilità. Almeno fino alla serata di ieri: lo spettro di una faida torna a palesarsi.

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