‘Ndrangheta senza capre

Anni fa il mondo venne inondato dalla scandalosa notizia che alcuni poveracci, a Polsi, scannavano la capra al fine di mangiarsela, e il sangue colava nel ruscello. Davvero manco lo 01% della battaglia di Monteaperti, che fece l’Arbia colorata in rosso… umano. È Dante che ce lo spiega, quello di cui in Calabria non gliele frega a nessuno nel centenario, 2021, come del resto nel 2020 e 2022.

Torniamo alle capre. Io sono certo che gli scannatori perpetuavano un rito risalente ai Siculi, quando a Polsi c’era la Sibilla… ma sono molto più certo che non lo sapevano, come non lo sa il 99% dei calabroplurilaureati. Insomma, il massimo reato che poteva venir contestato loro era la macellazione non autorizzata. Già, ma l’intero pianeta Terra seppe che la ndrangheta mangia le capre. Che barbari, a Polsi! Mica come i Francesi che torturano le oche vive; e gli Americani che mangiano bistecche ammazzando i vitelli.

E tutti a sfilare con fiaccole e con palloncini a forma di capra… ahahahahah, a forma di coniglio è facile; voglio vedere, un palloncino con le corna!

Da oggi, invece, un processo con molte centinaia di imputati affronta il problemino che mafia e annessi non sono degli inconsci seguaci di licenziate divinità aspromontane di quattro millenni fa, ma tutti bravi borghesi di oggi, tutti scolarizzati, tutti benestanti, e tutti presunti mascalzoni. E che quindi non è vero che la mafia sarà sconfitta dalle Scuole Elementari, come pare abbia scritto Sciascia, anzi viene validamente aiutata da Licei e Università. E, con buona pace di Socrate, non è vero che un uomo sbaglia per ignoranza: la cronaca è piena di delinquenti che hanno con successo studiato. A parte che il marchese De Sade è una pietra miliare della letteratura francese: e ho detto tutto!

Come spero sappiano i miei lettori, io sono convintissimo che compito dei magistrati è solo colpire i singoli reati, non imporre la Giustizia nel mondo e nei cuori. Se il dottor X o il professor Y eccetera hanno violato il venerando e solidissimo Codice Penale del 1930, vadano in galera con tutte le scarpe, dove saranno degnamente accolti come non oso immaginare. L’eventuale rieducazione, è compito del cappellano.

Se ci sono rapporti – e ci sono, eccome – tra mafie, massodeviati e società sedicente civile, stroncarli è compito della politica. Il guaio della Calabria è che la politica non esiste.

A Monteaperti nel 1260 i guelfi e i ghibellini si affrontarono a morte, e, non fosse stato per Farinata, i ghibellini radevano al suolo Firenze. Ecco da dove, da quali ardori e ferocia, in Toscana spuntò la Divina Commedia e tutto il resto. Qui no, qui siamo tutti parenti e tutti amici, e il solo partito è “u canusciu”, detto, più elegantemente, PUSP (Partito Unico Spesa Pubblica): passioni politiche, zero. E invece ci serve gente cattiva, che non perdoni a nessuno, che non candidi gentaglia che poi fa votare i morti… Ed elettori con i baffi, che se ne freghino se il candidato è cugino o se promette il posto alla figliuola.

Intanto, auguri di buon lavoro ai magistrati.
NOTA LINGUISTICA: Così si esprime un sano reazionario, quale io sono. Come Catone il Vecchio, che non scrisse mai “Scipio” o “Hannibal”, ma Il comandante dei Romani… dei Cartaginesi. Pro tempore.
Siamo tutti pro tempore, vero? Anche massodevio e mafia, spero.

Ulderico Nisticò