‘Ndrangheta, sequestrato oltre un milione di euro ad imprenditore calabrese a Reggio Emilia

È Carmine Bramante il 43enne imprenditore edile – originario di Crotone, ma residente da anni a Montecchio Emilia, nel Reggiano – nei confronti del quale è stato disposta una misura di prevenzione patrimoniale su proposta (non si tratta di un’operazione di polizia giudiziaria però, anche se potrebbe sfociare in questo se la locale Procura lo ritenesse opportuno) del questore di Reggio Emilia, Giuseppe Ferrari, accolta dalla specifica sezione del tribunale di Bologna.

Si parla di un sequestro di oltre un milione di euro tra 9 immobili (ubicati sempre nel Reggiano) e terreni annessi ai quali sono stati posti i sigilli, ma anche ditte operanti nell’edilizia, auto (non di lusso, per tenere un basso profilo) e conti correnti (tra cui uno da 120.000 euro).

Beni – intestati fittiziamente – che secondo gli inquirenti sono riconducibili alla cosca emiliana di ‘Ndrangheta. Bramante ha patteggiato una condanna di un anno e mezzo per intestazioni fittizie (attualmente in stato di libertà), aggravate dal metodo mafioso, nel processo ‘Aemilia’ contro il sodalizio di matrice calabrese della criminalità organizzata.

L’operazione – denominata ‘Libra’ – è scattata all’alba di stamattina in cinque diverse località della provincia reggiana una trentina tra agenti di polizia della Divisione Anticrimine e militari della Guardia di Finanza i quali hanno indagato proprio partendo dal noto filone giudiziario contro la ‘consorteria’, analizzando le frequentazioni e le relazioni di Bramante ricostruendo ben 22 anni di ‘vita fiscale’ tra transazioni bancarie, redditi percepiti dalle attività lecite, intraprese dallo stesso e dal suo nucleo familiare, che però non sarebbero sufficienti a giustificare tenore di vita e proprietà acquisite.

Inoltre è emerso che avrebbe alienato, a compiacenti prestanome (sui quali sono in corso ulteriori indagini) un appartamento attraverso un atto di compravendita la cui causa giuridica è ritenuta solo surrettizia. La sorella di Carmine, Antonella è stata condannata a 6 anni e 6 mesi in ‘Aemilia’. Moglie di Palmo Vertinelli condannato a 17 anni e 4 mesi, a sua volta fratello di Giuseppe detto ‘Pino’ anch’egli condannato a 16 anni e 4 mesi sempre nello stesso processo di mafia in Appello. Per i Vertinelli, famiglia di floridi imprenditori, Carmine Bramante avrebbe curato pure specifici interessi come pagare per esempio le parcelle degli avvocati difensori.

“La lotta al crimine organizzato è una delle nostre mission. Negli ultimi 9 mesi sono state accolte quattro mie proposte di prevenzione patrimoniale ai fini della confisca che vedremo se sarà sancita dal tribunale anche in questo caso. È importante colpire non solo i soggetti criminali, ma anche i patrimoni”, il plauso del questore di Reggio Emilia, Giuseppe Ferrari in merito all’operazione ‘Libra’ illustrata nei dettagli stamattina in conferenza stampa congiunta con le Fiamme Gialle.

“Il gioco di squadra con la polizia si è dimostrato un modello vincente, perché mettiamo a sistema le specificità di competenze per il contrasto alle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico. In un settore come quello dell’edilizia, specie durante la pandemia, è importante bloccare l’utilizzo di capitali illeciti”, ha detto il colonnello della guardia di finanza reggiana Edoardo Moro. “Abbiamo incrociato i dati per disarticolare questo sistema di intestazioni fittizie che in alcuni casi hanno dimostrati un’abilità sopraffina. Con quest’operazione dimostriamo che non si è mai smesso di abbassare la guardia anche dopo sentenze e condanne del processo ‘Aemilia’, da cui siamo partiti per questa indagine”, ha dichiarato il dirigente della Divisione Anticrimine, Antonio Stavale. “Bloccare questi beni è fondamentale, perché i capitali illeciti foraggiano altri settori della criminalità organizzata come il traffico di stupefacenti per esempio”, ha concluso Maria Di Domenica, tenente colonnello della Gdf reggiana.