Ne fiat lux…

…ac tenebrae factae sunt. Traduzione spicciola: l’Europa ha deciso di tenerci al buio. Come farà? Pensate voi che bloccherà gli speculatori di Amsterdam? Ma no, quelli continueranno ad ingrassarsi di soldi nostri, e noi al freddo e all’oscurità; e pagando lo stesso un pacco di denari. Ecco i “consigli” di come risparmiare la corrente elettrica; che presto diverranno ordini; e subito dopo interventi automatici attraverso i contatori elettronici. Ne riparleremo tra non molto.

 Ne fiat è in latino, ma era meglio in francese. La Francia, infatti, dopo che per tre secoli ci ha ammorbati di illuminismo, ha deciso di non illuminarci più, e di non venderci l’energia e la luce. Già, perché noi Italiani, furbi come volponi, non produciamo energia atomica, però la compriamo, atomica, dai vicini, e soprattutto dalla Francia; la quale ora nemmeno ce la vende, e se la tiene. Qual è l’azione dell’Italia nei confronti dell’Europa, e in particolare della Francia? La solita: in ginocchio; come con i clandestini, per capirci.

 A proposito: la Germania paga il gas russo allo stesso prezzo di prima della guerra; e l’Italia tre volte di più. Come mai, con il nostro genio dell’economia Mario Draghi?

 Alla facciazza dell’Europa Unita! Ed ecco che la campagna elettorale italiana si fa a colpi di chi è più europeista e di chi è più atlantico, cioè amerikano. E persino di chi è più radical chic e più liberal, come abbiamo visto nel caso dell’Ungheria.

 Ora state bene attenti qui. In tutto il corso della storia, quando le cose vanno bene succedono due fenomeni intrecciati: ottimismo e internazionalismo. Ripassate la storia della seconda metà del Settecento; o quella dell’Occidente nel Primo dopoguerra, ante crisi del 1929. Quando le cose vanno male, e, sia pure in misura diversa, vanno male per tutti, allora accade che ognuno per sé, e l’ottimismo…

…no, ragazzi, l’ottimismo, che è una malattia, non diventa pessimismo, che è un’altra malattia; diventa una concezione seria della vita, direi tragica.

 Ecco un argomento sul quale temo (o spero?) dovremo tornare molto presto.

Ulderico Nisticò