Neofobici contro l’intelligenza artificiale


 Da “quando Giason dal Pelio spinse nel mar gli abeti” (Monti: Vincenzo, non Mario!), anzi da quando i nipoti di Noè (Genesi, X) inventarono tutto l’inventabile dell’epoca, subito dilagò anche la neofobia. Precisiamo che phobos in greco significa, più che paura, avversione. La neofobia è avversione al nuovo.

Volete alcuni esempi? Li prendiamo dall’Ottocento, secolo in cui venne realizzato quasi tutto il progresso. Quando a N. York (a N. York, mica in un posto sperduto) fecero la metropolitana di superficie, subito assoldarono dei cow boy che, correndo in groppa a dei mustang, avvertissero i pedoni dell’arrivo del treno.

Qualche anno prima, quando Ferdinando II timidamente sussurrava di voler aggiungere un metro alla sua striminzita rete ferroviaria di 99 km, sapete cosa obiettarono? Ma che, approfittando del buio delle gallerie, negli scompartimenti potevano avvenire cose turpi!!!

Dite voi, allora, nel XIX secolo… ma nel 1988, quando arrivarono i primi computer, alcuni dottissimi miei colleghi annunziarono che tali infernali macchinari sarebbero divenute causa immediata e diretta di danni materiali e morali irreversibili nelle tenere menti dei fanciulli. I quali fanciulli del 1988 sono nel 2026 degli adulti vivi e vegeti e sanissimi di corpo e di anima.

State attenti, avvertono Autorevolissime Voci. Stiamo attenti, certo, come dobbiamo stare attenti, per esempio, alle automobili. Vero: però non posso scordare che Curie, Nobel, e marito di una due volte Nobel e padre di una Nobel, morì non sotto un bolide meccanico, bensì sotto un arcaico carro a cavalli, e manco in campagna, bensì nel cuore di Parigi.

E lasciatemelo dire che il Leopardi, nella Palinodia al Pepoli, si sbagliò clamorosamente, a dir male del progresso tecnologico. Possiamo perdonarlo, giacché quando morì, nel 1837, di progresso in tutta Italia non c’era manco una bicicletta. Il Manzoni, che il treno prese almeno due volte a me note, manda Renzo e Lucia a comprare un filatoio a Bergamo, diventando industriali.

L’IA, alla fine, non ci ridurrà alla fine dei tempi. Del resto, si contano a migliaia le profezie sia di rovina del cosmo sia di felicità e giustizia sociale sia di pace e ricchezza liberali: e nessuna si è mai minimamente realizzata.

Tranquillizziamo dunque i preoccupati. L’uomo, che è la bestia più feroce di tutte le selve e di tutti i mari, è sopravvissuto a ben altri guai. Per esempio, la civile Europa si è concessa due, e dico due guerre mondiali in trent’anni, e tutte combattute con intelligenza naturale, naturalissima, umana; anzi tutta la più avanzata tecnologia dei due conflitti (eccetto la bomba atomica USA) non è manco il 20% della tecnologia contenuta da un modestissimo telefono cellulare da cento euro.

Ulderico Nisticò