New towns e ricostruzione immediata


 Uso questo barbarismo solo allo scopo di dileggiare i giornalisti scopiazzatori di americanate per darsi un tono. Alla fine, significa città nuove. E non c’è niente di nuovo: dall’alba dei tempi gli uomini fondano città, o le ricostruiscono dopo disastri umani o naturali… o, se è meglio, le trasferiscono.

Le città greche che frettolosamente chiamano colonie, e stavano in tutto il Mediterraneo e oltre, erano dette ἀποικίαι parola composta con ἀπό, da, e οἰκία, casa. È greco, e mi spiace per Valditara o chi per lui, che hanno levato la lingua greca dalla Maturità. Qualcuno ora dirà “Ma tu… ”: tranquilli, ragazzi, votare non vuol dire votarsi. Torniamo alle città, e vi racconto quanto accadde in Calabria dopo il 1783. Spero sappiate tutti che in quell’anno l’intera nostra Calabria venne devastata da un sisma apocalittico. Che si fece?

Re Ferdinando IV/III di Borbone inviò immediatamente l’esercito a prestare soccorsi. Lo comandava Pignatelli di Cerchiara, cui vennero assegnati i “poteri dell’alter ego”, cioè come se fosse il re assoluto. Parentesi: ecco cos’è un commissario; se no, come succede oggi, il commissario è un grigio burocrate in più, e fa danni suoi in aggiunta a quelli dei passacarte.

Pignatelli soccorse il territorio e le genti. E intanto – qui state bene attenti – concepì il piano della ricostruzione. Di terremoti ce n’erano stati tanti e tremendi, e i paesi sempre erano stati ricostruiti, generalmente nello stesso sito. Il governo borbonico optò invece per il trasferimento in aree più sicure e più salubri. E, a gloria eterna di Ferdinando e Pignatelli e degli ingegneri e architetti e mastri, in dieci anni, e dico in dieci anni con le difficoltà tecnologiche di quei tempi, era tutto finito.

Come fu finito, andate a Borgia, Filadelfia, Oppido, Palmi… e vedrete il miracolo di piani regolatori razionali, sul modello degli accampamenti romani, a loro volta modellati sul piano di Ippodamo per Thuri nel 444 a. C. Grandi piazze, strade squadrate e larghe, spazi ariosi. E si costruì con tecniche antisismiche che potete vedere dovunque nei nostri paesi: alla pietra alternato il laterizio (“u stracu”, da ὄστρακον: mi spiace per Valditara, ma pure questo è greco!); e le divisioni interne in canne intonacate (“ncannucciata”: stavolta è latino). C’era un’ideologia, in tutto questo: allontanare le persone da mentalità e false credenze incancrenite da secoli. E anche questo ha un senso: vecchiaia non vuol dire Tradizione, ma spesso solo vecchiaia decrepita.

Dove voglio arrivare? Pare quasi malvagità prendersela con Niscemi, però abbiamo visto tutti che il paese è stato costruito sulla sabbia più friabile, e con la parodia di uno sputo di qualche centimetro di bitume. Del resto, fatevi un giro dovunque, e di Niscemi ne vedrete a iosa: la costa ionica e la costa tirrenica in Calabria, le famigerate golene del Po, i quartieri periferici di Roma… Tutta roba che non basta chiamare abusivismo, perché le costruzioni non sono avvenute di notte e di nascosto, ma sotto gli occhi di Comuni con uffici tecnici, Regioni e Stato. Stato che troppo spesso in Italia è il participio del verbo essere, minuscolo.

Ora che fare? Eh, fermi con le fantasie. Spero che nessuno sogni di mettere milioni, no miliardi di tonnellate di duro granito invece dell’attuale molle terriccio di Niscemi. E nessuno stia progettando anni e anni e anni di “lavori”, con relativi convegni segue cena, giornate commemorative e associazioni dedicate, storici locali ricchi d’invenzioni (uno sbarco di Ulisse, no?), file e file per pratiche in putridi uffici con regaluccio a Natale per fare prima…

Niente di tutto ciò, bensì costruzione di città nuove, in tempi rapidissime, in luoghi scelti non dagli amici ma da geologi che di mestiere facciano il geologo e non l’amico. Per fare ciò, occorre un Pignatelli (avrei esempi meno antichi, ma non voglio dare a dei fanatici la scusa per strillare!!!), occorre un commissario con “ius gladii”, potere assoluto.

Coraggio, governo Meloni, facciamo subito qualcosa di destra! Se no, devo incavolarmi come ho fatto ieri con il greco agli esami? Ricordo a me stesso che io non ho tessera dal 1994.

Ulderico Nisticò