Nisticò: “Dell’Utri in carcere non può essere curato adeguatamente”

L’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Nistico’, medico, specialista in neuropsichiatria e farmacologo di fama internazionale, interviene sulla situazione di Marcello Dell’Utri, detenuto a Rebibbia, a cui e’ stata negata la scarcerazione per ragioni di salute. Nistico’, che aveva conosciuto Dell’Utri durante la sua militanza nelle file di Forza Italia, si e’ recato nel carcere romano per lasciargli dei libri.

“Sono rimasto colpito – spiega – dal fatto che la Procura Generale, nei giorni scorsi, gli abbia negato la concessione della detenzione in ospedale per curarsi. Come medico e docente universitario – ha continuato Nistico’ – ancora ad oggi non riesco a capire questa posizione preconcetta e rigida del magistrato dal momento che Dell’Utri ormai si sta riducendo ad una larva e abbia deciso di lasciarsi andare con il digiuno che sta praticando.”.

“D’altro canto – aggiunge – egli versa in condizioni di salute gravi a livello cardiaco, avendo gia’ subito 4 stents coronarici ed inoltre essendo affetto da diabete ed ipertensione. Pertanto, a mio avviso, da un momento all’altro egli potrebbe andare incontro ad un ictus cerebrale o a morte improvvisa per fibrillazione ventricolare. E’ naturale come in carcere non ci siano le condizioni per curare in maniera rapida ed adeguata patologie cosi’ gravi che interessano vari organi e apparati. Chi si assumera’ – prosegue l’ex presidente della Regione Calabria – la responsabilità se per una complicanza la vita di Marcello Dell’Utri dovesse spezzarsi proprio nel fiore della sua maturita’? Inoltre Dell’Utri ormai sfiduciato e’ sicuramente affetto da una profonda depressione psichica che lo puo’ spingere al suicidio. E’ un grido di allarme che voglio lanciare alle autorita’ competenti”.

Secondo Nistico’, “la magistratura non puo’ non tener conto di questi fattori eccezionali che giustificano che egli sia mandato in detenzione in ospedale per curarsi, altrimenti fa perdere in noi cittadini la fiducia nelle istituzioni”.

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