Parlare di Palestina, significa fermarsi ed interrogarsi sui meccanismi attraverso il quale il popolo palestinese, ma anche quello della Cisgiordania e del Libano, sono privati delle condizioni materiali per la loro stessa sopravvivenza ed esistenza.
Significa prendere in considerazione il riprodutticidio sociale in generale, ma anche quello scolastico, alimentare, sanitario che investe non solo la distruzione dei corpi e dei territori, ma anche la possibilità di guardare al futuro e tentare di riprodurlo.
Significa essere consapevoli di come e quanto gran parte degli Stati Occidentali, tra cui la stessa Italia, siano complici del Genocidio che lo stato sionista di Israele perpetra impunemente sul popolo palestinese.
Mentre a Gaza, e non solo, la vita viene cancellata, nei nostri porti transitano navi con carichi di materiali dual use destinati ad Israele e Leonardo Spa continua ad avere un ruolo fondamentale di sostegno militare al governo di Netanyahu e nel folle progetto della grande Israele.
Allo stesso tempo, la criminalizzazione dei movimenti e degli attivisti a difesa del popolo palestinese si intensifica. Il Governo italiano ha scelto da che parte stare; gran parte di noi come hanno dimostrato le piazze, anche!
In una fase di salari stagnanti e costo della vita oltre il limite del sostenibile a causa di una crisi energetica (che l’imperialismo americano, alleato di Israele, ha provocato) che sta incidendo oltre che sul costo dei carburanti anche su quello dei beni di prima necessità, non c’è spazio per scelte politiche che mirino al riarmo anziché ai salari.
Parlare di Palestina, significa essere a fianco del suo popolo e allo stesso tempo a fianco di tutti quei popoli che lottano per la loro autodeterminazione e sostenerne la Resistenza. Palestina Libera dal fiume fino al mare!