Non ci servono scorciatoie


 Stando agli intellettualoni ufficiali superpr€miati, i paesi calabresi antichi erano “isolati”; ma non è vero niente da un punto di vista topografico, giacchè da un borgo all’altro si andava comodissimamente con le “accurciature”, dette anche “violi”, che erano delle ipotenuse belle dritte, ovviamente per chi aveva buone gambe e non il deretano piatto stando sempre seduto a fingere di lavorare o studiare.

L’idea del “violo” (vi-ò-lo) ci dev’essere rimasta nell’inconscio, se negli anni 1970 la Calabria fu improvvisamente industrializzata a colpi di SIR, Saline, e trattori russi, e automobili, e palline da tennis… e poi di centinaia e centinaia di capannoni dentro i quali c’era solo l’eco, la ninfa Eco vanamente innamorata di Narciso; e che vennero solennemente inaugurati a portone chiuso, però da autorità civili e militari e religiose, e senza che a nessuno venisse l’uzzolo di dare un’occhiata all’interno vuoto torricelliano.

Una gigantesca ventennale truffa, che, a parte l’evidente mangia mangia, trovava giustificazione esattamente nel “violo”, la scorciatoia per avere in un mese quello che gli altri hanno messo assieme in tre lenti secoli.

Del resto, quasi tutta la borghesia calabrese si è formata attraverso un ceto di ignoranti con laurea, giunti in pochissimo tempo alla laurea dall’ignoranza, donde il raro e scolastico uso dell’italiano; e dimenticando la civiltà contadini degli avi per scimmiottare modi prima “franciosi”, poi “milanoti”.

Detto questo, e solo per accenni, dichiariamo che alla Calabria non servono miracoli e scorciatoie, e promesse che un pezzo di spiaggia diventi la Rimini del Sud, l’Ibiza dell’Est e la Miconos dell’Ovest. Alla Calabria servono cose possibili e non utopie. Quali?

– Conoscenza del territorio. Il bergamotto e i gelsomini e la liquerizia crescono in areali delimitati dalla natura, e non nel giardino del parente di qualcuno per pigliare contributi. Al contrario, le erbe officinali ci sono dovunque, però bisogna andarsele a cercare. Forse da qualche parte della Calabria ci sono terre rare? Minerali, sicuro. Idem per cercarseli.

– Studio della produzione enogastronomica di qualità, con ricerca dei mercati. La quantità (“ndava olivari”!!!) non interessa più a nessuno.

– Conoscenza della storia calabrese, generalmente ignorata e sostituita prima con sbarchi di Ulisse, oggi con la “scoperta” dello scopertissimo re Italo.

– Conoscenza delle immani potenzialità del turismo culturale: archeologico, museale, medioevale…

– Analisi del turismo del 2025… ormai 26, che non è più quello degli anni 1950 con le mitiche “chiappe chiare” e i gabbiani ficcati da tutte le parti.

– Fine di ogni genere di dilettantismo e improvvisazione… anche in politica. Volete l’elenco dei professoroni della “società civile” repentinamente promossi a politici? Calma, ce ne furono di sinistra come di centro(destra), e fecero tutti clamoroso fallimento, soprattutto se assessori alla Cultura, quelli d’arredamento e soprammobili.

– A tale scopo, va ripensata la scuola. Non ci servono altre vagonate di avvocati cassazionisti; e se volete grecisti, ebbene, che siano al corrente dei delicati misteri dell’aoristo secondo passivo! In verità ci urgono tecnici di valore.

Ne riparliamo dopo il 4 ottobre?

Ulderico Nisticò