Non siate ingrati alla plastica: riusatela

 Io sono abbastanza vecchio per ricordare di aver visto con i miei occhi l’arrivo fisico della plastica anche nei nostri arcaici reami di Calabria. Voi che siete giovani, guardatevi intorno, e immaginate che la plastica non esista: ebbene, vi mancherebbe il 50, forse il 70% delle cose che usiamo, incluso computer, tastiera, mouse con cui scrivo.

 Plastica, dal greco plazo, ovvero modellare; che prende ogni forma che si vuole; e che costa pochissimo, fatta com’è con gli scarti del petrolio; e che ha consentito a tutti di possedere oggetti prima costosissimi per rarità dei materiali e difficoltà della loro lavorazione. Non siate dunque ingrati alla plastica mentre ne fate così largo uso ed abuso.

 Tuttavia, è vero che la plastica è un problema. Ebbene, i problemi sono fatti per essere risolti, non rimossi.

 La plastica, proprio per la sua natura di verbo plazo, può essere riutilizzata a piacere e all’infinito. Ci sono già disponibili mattoni di plastica ad incastro tipo Lego, e si costruiscono case: la plastica, infatti, può essere più dura del ferro. Continuate con la fantasia.

 Sì, ma tutto questo, si fa? Io, ieri sera, dopo aver esultato per il Belgio a casa (à sa maison in francese, tot ziens Vlaamingen in fiammingo), ho depositato un grosso involucro di plastiche e alluminio etc; e sicuramente sarà già stato ritirato. Il sistema, infatti, almeno a Soverato, funziona.

 Sì, ma poi? Sono anni che chiedo, e nessuno mi risponde, se in Calabria ci sono impianti di riciclaggio. Riciclaggio di cose… quell’altro, c’è in quantità e qualità eccellentissime!

 Esistono, e dove, aziende che trattino plastica, alluminio, ferro, vetro, carta, umido, eccetera? Lo chiedo, e nessuno mi risponde, il che mi fa pensare ci sia una coda di paglia dallo Stretto al Pollino.

 E temo che io, come tanti altri bravi cittadini, faccia il mio dovere di differenziatore, e poi tutto finisca, indifferenziato, in discariche per altro già sature; senza scordare la puzza e l’inquinamento superficiale e profondo; e le file di camion con il motore acceso.

 E se non ci sono aziende di trattamento, non c’è lavoro; e i giovanottoni con le spalle da Ercole e le fanciulle formose come Venere fanno la fila per il reddito di cittadinanza.

 Posso sperare in una risposta dall’assessore regionale Di Caprio? Ah, chiarisco: non una risposta per il futuro, ma una risposta per oggi, 3 luglio 2021. Di futuro (in dialetto, “poi vidimu”) la Calabria muore; e muore anche di rifiuti.

Ulderico Nisticò