Nordio e il Codice Rocco


Carlo Nordio

Carlo Nordio, nato nel 1947, è uscito dal liceo verso il 1965, quindi si è iscritto a giurisprudenza, acquistando, a tale scopo, vari testi, tra cui il Codice Penale e il Codice Civile.

Non so cosa gli avevano detto a scuola, ma forse anche lui, come tanti, sarà rimasto sorpreso, leggendo il frontespizio del Penale, alla data del 1930, con le firme del ministro Alfredo Rocco, del Primo ministro B. M., e del capo dello Stato, Vittorio Emanuele III re d’Italia; e ancor più con il Civile, firmato da Dino Grandi, lo stesso B. M., e lo stesso Vittorio, però stavolta “re d’Italia e d’Albania e imperatore d’Etiopia”.

Qualcosa del genere succede a un fanciullo del 2026, acquistando i volumoni, e leggendo quanto sopra; e magari inizia a dubitare di quanto gli hanno detto a scuola i professori politicamente corretti.

Certo che dal 1930 e 1942 qualcosa cambia, nel 2026. Ed è una vecchia storia. Con l’unità d’Italia, venne esteso a tutte le terre annesse il Codice del Regno di Sardegna… e invece no, perché il cessato Granducato di Toscana pretese e ottenne di mantenere il Codice Leopoldino del 1790, sicché lo stesso delitto veniva punito con o senza pena di morte ad Arezzo e a Gubbio, due passi. Durò fino al Codice Zanardelli del 1890, il primo scritto ex novo.

Ah, la borghesia antiborbonica di Sicilia e Meridione si scordò di secoli di civiltà giuridica risalente a Giustiniano e a Federico II e ai grandi giuristi del vicereame, e si sbracò ancora peggio dei Borbone a Marsala e Calatafimi.

Il Codice Zanardelli aboliva la pena di morte, reintrodotta per alcuni reati dal fas*ismo, e definitivamente dal Codice Rocco; abolita definitivamente nel 1948… e no, perché la prevedeva il Codice Militare di guerra, finché non la abolì – huc vivi pervenimus, ovvero, quante ne ho dovute vedere! – dal governo Berlusconi del 1994; e assieme all’abolizione della tassa sui cani, per cui invece ringrazio. Non agitatevi più di tanto: la pena di morte è prevista e applicata in Cina, India, Usa, Russia, per non parlare di Iran e Arabia, etc.

Rimasto in pieno vigore, il Codice Rocco ha subito alcune modifiche nel dopoguerra: la più notevole, appunto la pena capitale. La cosa più curiosa è che il Rocco è un Codice inquisitorio, mentre nel 1988 è stato introdotto il Codice di procedura che è invece accusatorio tipo film di Perry Mason; e nessuno si è accorto dell’evidente contraddizione?

Tutti i Codici Civili d’Europa derivano, in qualche modo, dal Codice Napoleone del 1804, fondato sulla famiglia cellula economica della società, quindi con potere del capo famiglia. Rispetto al Codice del 1942, è proprio il diritto di famiglia a registrare, nel 1975, la sola sostanziale novità.

Domanda finale: come mai in tutti questi decenni nessuno ha mai provato a scrivere ex novo dei codici, invece di rattoppare estemporaneamente quelli firmati dal Savoia e da B.M., i cui nomi campeggiano tranquillamente sui libri stampati nel 2026? Come mai? Io lo so, però sarei curioso di una risposta.

Ulderico Nisticò