“Norme manifesto” e cimiteri

 Sbrighiamoci il cimitero. Un giornale di ieri 27/3, evidentemente non molto bravo in grammatica italiana, c’informa che “Cominciano i lavori… ” e poi ci spiega, commosso, l’importanza mondiale di erigere un camposanto dei “migranti” in Calabria. Ora, ragazzi, “comincia” è presente; quindi io capisco che ci sono già muratori all’opera e mattoni. Macché, l’articoletto, tra un pistolotto retorico e l’altro firmato Corbelli, confessa che tutto per tutto c’è stata una riunione, e che i lavori non “cominciano” ma “cominceranno prima di Pasqua”. Come al solito, in Calabria si confonde, anche linguisticamente, il presente con il futuro: tipo vecchietta della ricottina, no? E Corbelli, in fatto di promesse e utopie, lui sì che è bravo!

 Ora io me lo segno: Pasqua è il 16 aprile; logica vuole che la funebre attività abbia effettivo inizio prima della Settimana Santa, cioè almeno il 7 aprile. Se dovesse accadere, pazienza. Se ciò non si dovesse verificare, ebbene, la stampa calabrese la smetta di permettere a Corbelli di pubblicare i suoi sogni; e gli dice di ripassare quando ci saranno cemento e cazzuole. No, scusate l’errore semantico: non sogni, sono incubi.

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 Ora veniamo alla Corte dei conti, la quale, con il suo linguaggio rarefatto ma, chi sa leggere, molto chiaro, afferma che Oliverio e il Consiglio regionale approvano “norme manifesto”, cioè leggi senza copertura finanziaria, senza soldi, quindi parole, flatus vocis, chiacchiere prive di speranza di attuazione. Manifesti, appunto, propaganda elettorale, autoelogi amplificati dai compiacenti quotidiani.

 In questo, Oliverio e Viscomi e soci sono piuttosto abili, e hanno dalla loro parte la loro maggioranza, il centro(destra) formato da amiconi, e dei giornalisti valletti. E perciò, guarda caso, torniamo al cimitero: mai che Oliverio usi il passato prossimo “ho fatto”, e tanto meno “feci”, ma sempre e solo “farò”; e se dice “faccio”, la Corte dei conti lo pizzica al volo e dice che non è vero.

 Ora però la Corte dei conti dovrebbe inviare le carte al prefetto di Catanzaro, ufficiale di governo, e al governo nel suo insieme; e chiedere che vengano annullate le leggi regionali approvate allegramente e senza denari.

 Lo farà? Boh!

 Intanto l’opposizione di centro(destra) dorme il sonno di Endimione, interrotto solo dalla riscossione del mensile; poi di nuovo a ninna.

Ulderico Nisticò