“Note tra le onde”. Musica, natura, eleganza.

La notte del tre Agosto ha visto nascere dal fondo del mare la quarta edizione di “Note tra le onde”. Nella città di Soverato sulla spiaggia in via dell’Ippocampo, esattamente dove l’acqua bacia la terra, è stato sistemato un palco dotato di una lunga coda, quasi a riproporre quell’onda che arriva da lontano e solletica i piedi delle tante persone sedute in platea. Così tante da riempire le sedie bianche disposte in modo ordinato difronte il palco, da riempire in modo disordinato la spiaggia seduti a terra con le gambe incrociate-, da riempire i primi gradini trovati liberi e la striscia di lungomare che chiude la meravigliosa cornice notturna. Non mancano i litigi tra i soliti indisciplinati delle retrovie -causa qualcuno che resta in piedi ostruendo la visuale del malcapitato di turno o di chi prende il posto dell’amico alzatosi un attimo causa birra fresca da sorseggiare in riva al mare.

Non manca il brusio di sottofondo di chi, passando per caso, commenta ad alta voce lo spettacolo (e anche i costi troppo alti della frutta durante questo Agosto appena nato). A questo vasto e vario pubblico, Soverato offre una serata squisitamente ricercata dal taglio sofisticato. Una musica leggera arriva con intensità spumosa alle orecchie di chi ascolta, come brezza marina in una notte d’estate. Capofila i Quasimanuche, musicisti di jazz manouche che portano sul palco le contaminazioni tra il repertorio della canzone napoletana e il blues metropolitano, giunti in versione ridotta per l’occasione -solo tre elementi rispetto ai sette della formazione titolare: chitarra, basso e violino.

Segue il jazzista Sal Nestico, classe 2001 che batte le dita sui tasti del pianoforte come il delfino batte la coda sull’acqua. Salta tra le note il giovane pianista e con tre brani inediti contenuti nel suo album, “Besame Mucho”, “Amado mio” e “Caruso” porta il pubblico tra quell’America di fine anni trenta, fatta di ballerine mezze nude, boss della malavita in abito gessato, sigaro in bocca e fiumi di alcool, e quel Sud nostalgico fatto di marinai che vanno e tornano con gli occhi pieni del loro primo grande amore. A chiudere la serata arriva il trio eterogeneo composto da Mirco Posca alle percussioni, Paola Riccardi al pianoforte e Giandomenico Stumpo alla tromba. Portano a Soverato diverse melodie, tra cui il candore delle “Nuvole bianche” di Einaudi e il colore di “Take five” di Dave Brubeck. Dietro l’eccellenza dei tre musicisti e la bellezza delle note, la musica ha fatto da padrona assoluta. A spodestarla a fine serata arriva lei, la sirena dalla coda nera Eva Petruzzi, con un vestito nero e dorato, insieme al capitano della nave Francesco Panei, anche per lui il nero in uno smoking. La coppia tanguera campione d’Italia e del mondo nel 2011 incanta la platea.

Con una leggerezza inconsueta per due corpi che devono sottostare alla forza di gravità, i due ballerini regalano agli occhi di chi guarda il sogno di poter volare insieme a loro. Salgono e scendono, avanzano e indietreggiano dalla lunga coda del palco. Ultima esibizione è “Libertango” di Piazzolla, suonato dal trio alle loro spalle. Forza, passione ed eleganza hanno messo fine ad una serata dal gusto chic. Nelle parole di congedo del sindaco Ernesto Alecci, oltre ai doverosi ringraziamenti all’intera amministrazione comunale -con particolare encomio al consigliere delegato alla cultura Emanuele Amoruso- e al pubblico giunto numeroso, c’è il mare, il cielo e la luna. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per una serata magicamente illusoria. Nelle sue parole rimane spazio per un augurio rivolto alla città che guida: “Forza Soverato, andiamo avanti così!”

Floriana Ciccaglioni

 

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