Notizie dal teatro?

teatrosoverato Complimenti a Teo Sinopoli, e per l’idea in sé, e perché con i suoi spettacoli toglierà un poco di ragnatele al Teatro comunale.

 E già. Stamani mi sono svegliato con questo pensiero. Sarà la cena sansostenese di ieri sera, ottima nel solido e nel liquido; sarà quella che mi aspetta a Santa Severina dopo aver presentato Muse Ioniche; sarà che ho buona memoria, ma mi vengono numerose riflessioni.

  1. A tutt’oggi, 29 novembre, del Teatro non si sa nulla.
  2. Un mese fa il delegato alla cultura annunziò delle speranze, ma dichiarò difficoltà di soldi.
  3. Sempre un mese fa, io gli ricordai su stampa, web e tv che una serissima proposta di spettacoli da tenere senza alcuna spesa per il Comune, e sulla base del purissimo volontariato (e che volontariato, se mi permettete!), tale proposta era stata non respinta, bensì del tutto ignorata.
  4. Replica, zero.
  5. Lo stesso delegato comunicò che avrebbe fatto affidamento su non meglio definite aspettative, e fece il riverito nome di Chiara Giordano.
  6. A questo punto, mi ricordo (ah, la memoria!): un paio di mesi prima elle elezioni, et pour cause, la detta Chiara diede vita a un convegno al Comune, in una con Franco Severino, Armando Vitale e Silvia Vono; i quattro ci spiegarono molto acutamente molte nozioni di altissimo e finora a noi ignoto livello; e l’assise si chiuse con queste esatte parole del Severino: “E così finalmente avremo la cultura a Soverato”.
  7. Io sto ancora aspettando che finalmente l’abbia, la cultura, questo paese notoriamente privo di scuole, privo di libri, privo di eventi, privo di associazioni, privo di manifestazioni. A tutt’oggi, 29 novembre, sono accadute tante belle cose anche culturali, ma nessuna per opera dei quattro signori suaccennati.
  8. Continuo ad aspettare con la massima fiducia.
  9. Torniamo al Teatro. Se tutte le speranze di cui al punto 5 restano, a tutt’oggi, tali, cioè alate speranze, io, se fossi nei panni del Comune, lascerei al mondo dei sogni i sogni, e saldamente e umilmente metterei i piedi per terra, e, fin quando non si verificheranno i miracoli di cui al punto 5 o quelli al punto 6, cercherei di evitare che rimanga chiuso il Teatro. Solo che siamo alla favola del Re Beccodimerlo, che uno di questi giorni, se tutto va bene, vedrete in scena.
  10. Onde evitare battute di qualche scemo del villaggio, vi assicuro che non ne faccio un caso personale; il teatro da sempre, e quest’anno in specie mi esce dalle orecchie, se nel 2015 ho fatto rappresentare (o recitavo persino io) Primavera; Vivariense dei pesci e delle anime; Fabrizio De Andrè. A furia di essere vento; Ai tempi dei fratelli Pepe; La vittoria del Rosario; Dantealighieribiki; A Isca, il vino; Savina. Vivariense, lo spettacolo su Cassiodoro, l’ho dato due volte a Squillace, una a Milano Expo; lo darò a Lamezia il 20; e intanto avrò dato Filangieri. Non trattasi di speranze, ma di spettacoli con pubblico e già archiviati.

Tersicore sia con noi; anzi, con voi, perché con me c’è già.

Ulderico Nisticò

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