Notre Dame de Paris e le antichità in Calabria

Per sapere cosa sia accaduto, attento le indagini; e spero solo che non siano politicamente corrette. Quello che mi ha colpito è che per i parigini, accorsi a pregare e cantare, la grande chiesa non è un generico e massonico patrimonio dell’umanità, ma è la “Ecclesia Cathedralis Nostrae Dominae” (si celebra soprattutto l’Assunta), la cattedrale di Parigi e il simbolo della storia nazionale. E magari scopriremo che se impipano del dialogo interreligioso e roba del genere, e sono rimasti cattolici. E stanotte cantavano canti gregoriani in latino!

Leggete, o rileggete, le pagine di Hugo sulle cattedrali gotiche come chiese del popolo; e riflettete sull’esoterismo dei “libri di pietra”, che trasmettevano a tutti messaggi religiosi e morali e politici; e, gli architetti e ingegneri, studino come i loro anonimi predecessori, umili capimastri, siano riusciti a rendere belli e nobili quelli che erano elementi strutturali come i contrafforti e i gocciolatoi e le guglie.
Curiosa, la lingua. Vennero posti degli elementi ornamentali di effetto ottico, a forma di aquile, latino aquila, neolatino aguglia, da cui guglia… e, nel nostro dialetto, gujjia, l’ago.

Nostre Dame verrà ricostruita filologicamente; e anche questa volta eviterà la fine. Ci avevano pensato in periodo illuministico, a demolirla e venderla per materiale da costruzione, come poi avvenne alla Bastiglia (il resto, è fantasia ideologica). La rivoluzione del 1789, presa in tutt’altro, la salvò suo malgrado; e intanto arrivava il gusto romantico.

Delle antichità europee, e, per quel che ci riguarda, calabresi, non si può quasi mai dire altrettanto; anzi, ben poco è sopravvissuto ad eventi naturali o umani. Le cause sono molteplici, e ne elenchiamo alcune, con riferimento alla Calabria e al nostro territorio in specie.
Gli edifici sono soggetti a terremoti, alluvioni, incendi, guerre. Quando ciò accade, o vengono ricostruiti, se ancora si ritiene siano utili; o vengono abbandonati. Abbiamo sotto gli occhi Soverato “Vecchio”, e altri 140 paesi divenuti campi di rovine: Barbaro di Zagarise, Borgorosso di Guardavalle, Borgia del XVI secolo, Castelmonardo di Filadelfia, Mileto normanna, Taverna Vecchia… o quartieri come quelli di Girifalco e Petrizzi…

I castelli, molto importanti nel Medioevo e ammodernati nel XVI secolo contro i Turchi, e che fecero egregiamente il loro dovere, cominciarono a perdere la loro funzione militare nei due secoli seguenti. Alcuni dei loro proprietari ne fecero palazzi residenziali, come a S. Severina e a Squillace; i più, non avendo i mezzi economici per metterci mano, se ne disinteressarono, e lasciarono che i materiali venissero adoperati per farne case. Ciò si riconosce facilmente dalla forma circolare delle piazze. Esempio evidente, la “Picocca” di Satriano, e i castelli di Badolato, S. Andrea…

Molte fortezze vennero cedute alla Chiesa: ed ecco S. Pantaleone di Montauro; la Matrice di S. Sostene; la Roccelletta propriamente detta, al bivio; il campanile della Matrice di Cardinale…
Il castello di Soverato, lo potete vedere in vecchie foto e in quel che emerge di fronte a Piazza don Gnolfo.

Il caso più evidente, e che dovrebbe essere studiato a fondo (quando l’ho proposto… boccaccia mia, statti zitta!!!) è Monasterace, dove il possente Bastione dei Cavalieri di Malta s’intreccia con caratteristiche superfetazioni posteriori o moderne. Qualcosa del genere troviamo a Gerace, Maida…
Ma ogni casa e palazzotto dei nostri paesi, ad occhi esercitati, mostra la sua storia: la pietra, e sopra il mattone pieno, poi il mattone forato, poi il cemento e infine la plastica e la parabolica.

I conventi, alcuni dei quali erano molto grandi, cominciarono a patire scarsezza di monaci. Dopo il sisma del 1783, finirono venduti, con le loro vastissime proprietà, dalla Cassa Sacra. Nel caso migliore, furono trasformati in fattorie, come la Pietà già di Soverato oggi di Petrizzi; altrimenti, si notano gli effetti dell’odio contro la religione: nella Cattolica di Stilo, prima dei restauri, si leggevano i segni di picconate. O crollarono da sé o per mano umana.
Così scopriamo che l’antichità subisce più trasformazioni per il riuso, che per i danni del tempo.

Vennero poi gli ammodernamenti urbanistici, necessari e utili, ma non senza dolorose perdite. Napoleone III (1849-70) sventrò i quartieri fatiscenti di Parigi, e tracciò i boulevard per rendere la città bella… e per controllare le ricorrenti sommosse cittadine. I laidi quartieri dei Miserabili restarono alla letteratura. Lo stesso accadde a Roma durante il fascismo, con l’abbattimento di Borgo per creare i Fori e via della Conciliazione.
Catanzaro è stata completamente rifatta, in genere male; e qualche volenteroso appassionato sta cercando le tracce del passato.
Ecco cosa si dovrebbe fare: ricercare e documentare la storia. Ma a chi glielo vado a raccontare? Agli intellettuali depressi del piagnisteo retribuito? Alla Regione? Ahahahahahah!

Ulderico Nisticò