Sarà un novembre di protesta nel mondo del pubblico impiego. A far sentire il proprio dissenso saranno soprattutto scuola e trasporti, ma l’ autunno di Renzi si preannuncia caldo in diversi altri settori.
Per il 5 novembre è previsto lo sciopero nazionale di Telecom Italia. Il 13 novembre incrocerà le braccia il personale della scuola aderente a Unicobas, Anief, Cub, Cobas, Usi Surf. I sindacati confederali, in attesa da sei anni del rinnovo contrattuale, hanno annunciato mobilitazioni di vario tipo, compresa una manifestazione che si terrà a Roma il prossimo 28 novembre.
Nei trasporti, il 24 di questo mese protesteranno i dipendenti Enav aderenti ai sindacati Anpcat e Fata-Cisal. Dalle ore 21 del 26 novembre alle 18 del 27 si fermeranno, invece, i lavoratori di Fs, Trenitalia, Rfi, Trenord aderenti a Usb, Cat e Cub (escluso personale divisione Cargo). I dipendenti pubblici si sentono “umiliati” per le esigue risorse che la manovra finanziaria del governo ha stanziato. A conti fatti i dipendenti del servizio pubblico si ritroveranno in tasca circa 5 euro in più al mese.
Il 28 novembre si mobiliteranno anche i medici con una manifestazione e una fiaccolata in difesa del Sistema sanitario nazionale. I camici bianchi puntano il dito contro il “ sottofinanziamento che porta allo smantellamento del SSN ed al razionamento dei servizi al cittadino, contro gli obblighi amministrativi che tolgono tempo alla relazione di cura, una politica ostile al medico e poco attenta alla sicurezza delle cure; sì, invece, ad un Ssn che offra equità e pari opportunità di accesso”.
Particolarmente caldo si preannuncia il clima nel mondo della scuola, che si sta preparando ad uno sciopero generale contro la legge 107 del 2015, la cosiddetta “buona scuola” approvata di recente dal Parlamento. Alla protesta aderiranno anche i Partigiani della Scuola pubblica, i quali denunciano la “scellerata decisione di Cgil, Cisl, Gilda, Snals e Uil di non partecipare ad uno sciopero unitario contro la riforma”.
Notizia dell’ ultima ora è che gli Insegnanti calabresi- Psp hanno lanciato sul territorio nazionale una iniziativa parallela allo sciopero del 13 novembre. “Si tratta di una manifestazione congiunta- si legge in una nota- da tenersi in tutte le province italiane, costituita da un corteo di docenti e studenti che consegneranno al prefetto un documento steso da entrambe le parti, con cui si intende sfiduciare la legge 107 dal basso. Una forma di contrasto- scrive Psp- che potrebbe assumere valenza estremamente significativa per dare un forte segnale avverso il quadro desolante delle ultime riforme che pretendono di asfaltare la Costituzione, calate dall’ alto con forzature dei rispettivi iter legislativi, che evocano tristi tempi già vissuti da questo Paese nel primo dopo-guerra”.
Gli insegnanti calabresi dell’ Psp sfiduciano la legge 107/2015, la cosiddetta “buona scuola”, perché “cancella la libertà d’ insegnamento sancita dall’ art. 33 della Costituzione, compromettendo l’ attendibilità dei titoli di studio; perché cancella le scuole dell’ infanzia riportandole ai livelli qualitativi degli asili cofinanziati dagli enti territoriali e dalle famiglie; perché asfalta le pari opportunità garantite dalla Costituzione con delega in bianco sul sostegno con cui si intende privare i soggetti diversamente abili del sostegno alla didattica in aula; perché trasforma la scuola da organismo democratico in una Spa gestita da un manager plenipotenziario”. Per contro, il movimento auspica una scuola “libera, plurale, solidale, pubblica, statale e costituzionale”. In particolare, vuole una scuola che “recluti i docenti secondo i principi di trasparenza ed equità”.
Antonella Mongiardo