Oculistica “privatizzata” a Catanzaro: Chiusura indagini per 12 indagati



​La Procura conferma le accuse: “Un sistema per favorire le cliniche private”. Contestata l’associazione a delinquere.

CATANZARO – Si chiude il cerchio sull’inchiesta che ha scosso le fondamenta della sanità pubblica catanzarese. La Procura della Repubblica ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 12 persone, coinvolte a vario titolo in quello che gli inquirenti definiscono un collaudato sistema di “privatizzazione” del reparto di Oculistica del policlinico catanzarese.
​Il cuore dell’accusa: un’associazione per delinquere

Al centro dell’indagine figura la posizione del primario, il professor Vincenzo Scorcia. Secondo il quadro accusatorio delineato dai magistrati, non si tratterebbe di episodi isolati, ma della gestione di una vera e propria associazione per delinquere.

L’ipotesi investigativa suggerisce che all’interno dell’ospedale pubblico venisse attuata una sistematica deviazione dell’utenza: i pazienti, anziché essere assistiti secondo le normali procedure del Servizio Sanitario Regionale, venivano indirizzati verso strutture private riconducibili o collegate agli indagati.

​Il “Modus Operandi”
​Secondo quanto emerso dall’attività investigativa, il sistema si reggeva su alcuni punti chiave:

Gestione illecita delle liste d’attesa: Manovre volte a scoraggiare il ricorso al pubblico per spingere verso il privato.
​Utilizzo di risorse pubbliche: Il sospetto che personale e strumenti dell’azienda ospedaliera venissero piegati a interessi di natura privatistica.
​Conflitto d’interessi: Una commistione di ruoli che avrebbe garantito profitti costanti alle cliniche esterne a danno delle casse pubbliche e dei cittadini.

Prossimi passi
​Con la chiusura delle indagini, i 12 indagati avranno ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive, chiedere di essere ascoltati o produrre nuovi documenti. Successivamente, la Procura deciderà se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.

L’inchiesta rappresenta un punto di svolta nel monitoraggio della sanità calabrese, riaccendendo il dibattito sulla fragilità del confine tra pubblico e privato e sulla tutela del diritto alla salute.