Omicidio passionale di un agente della penitenziaria, assassino condannato a 18 anni

È stato condannato a 18 anni di carcere Giuseppe Guadagnuolo, di 57 anni, accusato dell’omicidio di Angelo Pino 52enne, ex agente della polizia penitenziaria ucciso a Lamezia Terme il 20 ottobre 2019. Lo ha stabilito la Corte d’Assise di Catanzaro che ha assolto perché il fatto non costituisce reato Iolanda Vescio, ex moglie di Guadagnuolo accusata di ricettazione e di avere illecitamente detenuto la pistola clandestina utilizzata per l’omicidio.

Nei confronti di Guadagnuolo, lo scorso 12 maggio, il pm aveva invocato l’ergastolo mentre aveva chiesto la pena di un anno e sei mesi nei confronti di Iolanda Vescio. La Corte ha riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti. È stata, inoltre accolta, la richiesta di risarcimento per i familiari costituiti parte civile, e rappresentati dall’avvocato Renzo Andricciola, ma è stata respinta la richiesta di una provvisionale.

Giuseppe Guadagnuolo, difeso dall’avvocato Antonio Larussa, era stato arrestato poche ore dopo l’omicidio e aveva confessato di avere ucciso dopo avere scoperto la relazione dell’ex moglie con Pino. Il reato è aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.

Guadagnuolo è inoltre accusato di atti persecutori nei confronti dell’ex moglie per averla ridotta a cambiare abitudini di vita a causa della sua morbosa gelosia, con condotte di ingiurie, minacce, molestie e percosse. Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, coordinati dalla Procura lametina, la sera di sabato 20 ottobre, Guadagnuolo, dopo aver pedinato la coppia, aveva raggiunto Pino, alla guida della propria auto, proprio mentre quest’ultimo stava rincasando dopo aver trascorso la serata con la donna. Intorno all’una di notte, dopo averlo indotto a fermare la propria auto, sorpassandolo e sbarrandogli la strada, Guadagnuolo gli aveva sparato raggiungendolo al torace e alla mano destra che l’uomo aveva alzato nella vana speranza di difendersi.

Vedendo che la vittima si muoveva ancora, Guadagnuolo lo aveva colpito più volte alla testa con la canna e con il calcio della pistola. In seguito Guadagnuolo aveva bruciato i vestiti con della benzina e si era cambiato con abiti che si era portato dietro. Poi aveva gettato la pistola in un dirupo.